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Racconti Autobiografici Rossella Usai
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Dal Baule della nonna, Racconti Autobiografici, Rossella usai

Odore di niente

In modo del tutto autobiografico vi voglio raccontare di me: ora che scrivo sono in casa dei miei genitori, una villetta molto graziosa, ben arredata, con gusto, con estro, con amore. Tutto parrebbe perfetto entrando e guardandosi attorno, ma all'improvviso attualmente, è inevitabile sentire in ogni stanza "odore di niente".

Sento ancora e rivedo, ogni stanza animata di vita, di chiacchiere, di risate. Vedo ancora mia madre in cucina che prepara il pranzo cantando come ha sempre fatto fin da quando ero piccola, mio padre che legge il giornale in una poltrona della sala, mio fratello Andrea che studia in camera sua con molto interesse, l'altro mio fratello Mariano che racconta a mia madre seduto in una seggiolina in cucina, tutte le sue adolescenziali avventure amorose...

Vedo mia sorella invalida, che amava teneramente tutti, compresi i miei figli, la ricordo meno malata, spesso più sorridente, più bimba.

Mi ricordo io con loro, in ogni stanza: rumori, odori, sensazioni, mi trafiggono il cuore. Il batti mani per il soffio delle candeline ai compleanni, il Natale, la Pasqua, il babbo che preparava l'arrosto nel caminetto, la mamma che ricamava a punto croce.

Ricordo anche mio marito qui, dove è praticamente cresciuto, e se ora le nostre strade si sono separate, io e lui qui siamo ancora presenti come due ragazzini innamorati, incredibilmente innamorati uno dell'altro.

Ricordo mia cognata che con me ha vissuto qui la nascita dei nostri sogni legati al creare con le mani, i sogni i progetti.

Ogni angolo della casa è impregnato di "odore di niente" poichè non c'è più nessuno. C'è solo delle mura, una casetta da fiaba, ma colma di dolore, di ricordi strazianti, e di amore profondo per persone che non ci stanno più. Non ci stanno più qui, non come allora.

In seguito alla morte del babbo, la recente malattia della mamma, e quella di mia sorella, una famiglia è stata distrutta, e con loro anche chi vi girava intorno, cioè noi figli, i nipoti.

Odore di niente: non c'è nulla di più orribile.

Rossella Usai 6 Marzo 2005



Dal Baule della nonna, Racconti Autobiografici, Rossella Usai

Lo farò per te

 

Lo farò per te, mia adorata mamma, ti donerò ogni mia sensazione, ogni emozione, ogni pulsazione del mio cuore, il mio respiro, voglio che l'aria arrivi ancora nei tuoi polmoni attraverso i miei, che i profumi della primavera ti inebrino mentre io li sentirò per te, che il sole ti scaldi la pelle, ti illumini il viso, quando lo farà a me, che il vento ti accarezzi la pelle, quando scivolerà sulla mia, voglio cogliere fiori per te, di ogni colore e vederci in essi il tuo cuore puro, voglio camminare lungo la battima del mare, farti giungere la brezza marina, il piacere dell'acqua che nel bagno asciuga accarezza, voglio ammirare per te panorami mozzafiato, perchè ancora i tuoi occhi vedano ciò che amavi, voglio correre per te, sentire la vita dentro che esplode, come la avevi anche tu, te la donerò tutta.

Voglio accarezzare un bambino per te, voglio donare un sorriso a chi soffre per te, voglio che tu viva attraverso il mio corpo, coccolerò i miei figli, i tuoi nipoti, per te, loro sentiranno l'amore immenso che tu gli hai sempre dato.

Voglio che il mio cuore batta solo per te, solo per te mamma adorata. Nulla voglio sprecare, tutto ti voglio donare: se riderò, anche tu gioirai, se sognerò anche tu sarai con me, se sognerò di volare, volerò con te, mano nella mano, libere nell'aria, libere di stare insieme, ancora e per sempre, più di quanto ci è stato possibile sulla terra, e ci terremo la mano, tu mi coccolerai all'infinito, come hai sempre fatto, e io sentirò il cuore che scoppia di gioia.

Ammireremo estasiate una luce immensa davanti a noi, calda, che chiama e accoglie e lì andremo senza più dolore, senza più soffrire, senza più orrore.

E nell'attesa di questo ogni mio momento di vita sarà tuo, tu mi hai donato la vita, io te la rendo mamma, anzi la condivido con te, tu che non ne hai più abbastanza, tu che soffri, che ti sei arresa al dolore, tu che non puoi altro che stare in un letto, tu che cantavi tutto il giorno, ora non puoi più parlare, tu che eri carica di vitalità non puoi più muoverti.

Tu vivevi per donare amore: questo lo puoi ancora fare.

Attraverso la tua sofferenza, so che distribuirai cestini d'amore, che lancerai petali di rose su chi ami...

Io invece voglio vivere ciò che tu non puoi più vivere e voglio che ogni mio momento di vita sia tuo, tu devi sentire la vita attraverso me. Solo così io potrò superare la tua perdita, la perdita di una mamma splendida, bella come nelle favole, dolce, coccolosa, gioiosa, madre e amica, sorella e confidente, voglio accarezzando la mia pelle sentire ancora la tua, morbida, bianca, perfetta, voglio stringendo un cuscino sentirmi coccolata tra le tue braccia, e vorrei risentire i tuoi baci, so che non me li negherai.

Dio ha voluto dividerci troppo presto, io potessi ti donerei tutti i miei anni che ho da vivere, ma ti donerò ciò che è possibile: ogni palpito della mia vita, per sempre mamma, e non mi stancherò di cantare come facevi tu, le stesse canzoncine, mi cullerò come lo facessi ancora tu.

Niente e nessuno potrà dividerci, credimi, noi saremo unite nell'eternità, e se nel dolore immenso che attraverso tu vedi in me percorsi di vita a te non graditi, mi ci strapperai, mi porterai via con te.

Rossella Usai


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Il mio vampiro divertente - Luglio 2004

 

Non era una sera come le altre e non avevo altra scelta, dovevo fuggire. Era come un'ossessione che da mesi mi perseguitava, ma che riuscivo sempre a vincere chiedendomi:

- Ma per andare dove? Non si fugge dal proprio passato ed il presente ce lo portiamo inevitabilmente dietro.

Ma come ho detto, quella sera non potevo accontentarmi di tale ragionamento, nè calmare la crisi che sentivo dentro di me.

Un solo pensiero: "se si potesse cambiare la propria vita...".

Un solo intento: "mettere fine ai miei giorni".

Una sola speranza: "l'oblio del niente, o l'illusione di potere fuggire da questo mondo tramite la morte, per passare in un'altra dimensione".

Un solo ricordo:"i momenti felici della mia vita, che sono stati poi la mia rovina, poichè vedendoli distrutti poi ad uno ad uno, mi hanno lasciato solo il desiderio di cancellarli per sempre dalla mia memoria".

Una certezza: tutti i miei parenti, mio marito, i miei figli, sarebbero stati poi meglio senza di me.
Un solo dispiacere: mia madre. A lei sapevo che ciò avrebbe causato un immenso dolore. Ma ormai era troppo tardi per aiutarmi, nessuno poteva più farlo.

Pertanto ho scritto qualche riga a mio marito, e sono andata via di casa in serata inoltrata, mentre lui tranquillo e noncurante guardava il televisore. I ragazzi erano fuori di casa con amici...

Sono uscita vestita come ero, niente documenti con me, soldi o altro. Solo ero spinta dal mio profondo dolore, non ero più in grado di reggerlo, un dolore che comprendeva un'infinità di sensazioni angoscianti: le mie delusioni, i miei rimpianti, la solitudine...

Era una serata fresca pur essendo Luglio, un cielo stellato mi guardava, come per farmi fermare a riflettere. La sensazione dell'aperto, il camminare velocemente senza una precisa metà, uno strano senso di libertà, come se finalmente potessi fare qualunque cosa, mi tranquillizzarono temporaneamente.

Feci allora una lunga passeggiata fino al lago. Lì, nella notte inoltrata, nascosta in un luogo che avevo reputato sicuro (nessuno mi avrebbe più trovato, non lo avrei permesso!), feci uno strano incontro. Mi parve infatti di sentire dei rumori, poi dei passi. Una figura nera era davanti a me. Chi era?

Voleva spaventarmi? Era un'illusione creata dalla mia fantasia? Era un fantasma? No, era semplicemente un "Vampiro divertente" come mi disse poi.

- Perchè divertente? - chiesi io seduta in terra di fronte a lui.

- Esistono due tipi di Vampiri - spiegò poi lui - terrorizzanti e succhia sangue o divertenti.

- Ah! Questa non la sapevo - dissi io distraendomi dai pensieri angoscianti - perchè sei venuto qui da me?

- Ma perchè tu hai un grande bisogno di me - disse lui prendendomi una mano.

- Senti il calore delle tue mani - disse poi - senti il battere del tuo cuore, girati intorno e guarda l'immensità del cielo! Metti i piedi nudi in terra, senti la terra come parte della tua vitalità. Ora il tempo si fermerà e vedrai cosa sa fare un Vampiro divertente. Cosa ti piaceva fare da bambina?

- Mi piaceva giocare con i miei fratelli e li ho profondamente amati.

- Ora non li ami più?

- Non so più chi amo e chi no, l'amore, l'affetto, l'amicizia, mi spaventano, perchè da questi sentimenti ho avuto grandi delusioni e grandi sofferenze.

- Poi cosa ti piaceva?

- Stare con mia madre, ma ho amato molto anche mio padre, tanto che non credevo neppure. Solo dopo che è morto l'ho capito. Poi mi piaceva correre, specialmente in bicicletta, adoravo il mare...

- Cosa pensavi del tuo futuro, che sogni nutrivi in proposito?

- Non mi immaginavo nel futuro, non ci sono mai riuscita neppure da adulta.

- Va bene, ora vieni con me!

- Ma dove?

In un istante mi trovai insieme a lui in un'immensa distesa di grano.

- Guarda questi chicchi di grano, ognuno di loro serve. Tu eri destinata a determinate cose, non hai fallito la tua vita, l'hai lottata, e la lotterai, ma stai dando il tuo contributo nella storia del mondo.

- Ma quale contributo? Ho risposto io incredula...

- Il primo contributo che hai dato sono i tuoi figli.

Ed effettivamente ci ripensai. Mi rividi all'ospedale a scegliere il primo dei completini che con amore avevo preparato per mia figlia Sara, l'infermiera della nursery che lo prende, e mi porta poi la mia bambina. L'emozione incredibile di prenderla in braccio per la prima volta ancora mi faceva tenerezza ricordarlo, il momento in cui i nostri occhi si incontrarono non lo scorderò mai. Poi ricordai quando allattai per la prima volta Simone, l'orgoglio di un bimbo bellissimo di 4kg.!

- Ma anche la loro crescita ti ha dato molti momenti felici - ha continuato il Vampiro divertente - riguardali con me! Sei stata una brava mamma, perchè ora che hanno tanto bisogno di te vuoi abbandonarli? Il fatto che, nella loro crisi adolescenziale non siano più i tuoi "cuccioli" ciò non vuol dire che non ti amino più.

Ma poi come in un sogno, mi ha portato a Venezia, e lì ho ricordato un viaggio di nozze, ho ricordato due innamorati che pareva niente li avrebbe divisi.
- Lo so che non è andata così - rispose lui con comprensione - questo non vuol dire che la vita invece ti riservi risvolti impensati...

Poi mi ha portato, d'istante, nella fabbrica di mio padre. Ogni domenica mattina andava a controllare. Ci faceva vedere tutto con orgoglio, era un uomo completo solo lì dentro. Mi facevano paura i macchinari, la fornace, i carrelli che percorrevano da soli una specie di binario. Dopo quest'immagine, mi ha fatto ritrovare di fronte alla bara aperta di mio padre.

- Ma non dovevi essere un Vampiro divertente? Bugiardo! Non ti pare abbia sofferto abbastanza?

- Si, ed è per questo che ti mostro come la sofferenza talvolta possa uccidere anche senza un suicidio effettivo. La sofferenza, consuma, uccide se non usata in giusto modo.

Non c'è un giusto modo! Tu sei un'illusione, non voglio più vederti!

- Non sono un'illusione, sono la realtà, e tu devi accettala, ritrovare un giusto equilibrio, ti sei depersonalizata, devi ritrovare te stessa. Devi capire che la vita può avere mille facce, anche molto diverse una dall'altra. Non pensare mai che quello che vivi ora lo vivrai per sempre. Direi che oggi costruisci il tuo domani. Ma ora andiamo avanti nel tempo. Se tu oggi avessi messo fine ai tuoi giorni, avresti rovinato la tua famiglia, i tuoi figli, tuo marito, tua madre, i tuoi fratelli. Ma se deciderai di vivere, e lotterai con speranza, potrai abbracciare un bambino biondo.
- Quale bambino biondo? - ho chiesto io tra le lacrime.

- Questo che ti mostro andando avanti nel tempo: tuo nipote, guarda gioca con il secchiello e la paletta al mare è felice e guarda te.

Capisci - continuò il Vampiro divertente - la vita è un dono prezioso, sempre e comunque.

Ad un tratto il Vampiro divertente non c'era più, ma io mi sentivo stranamente meglio, più serena, respiravo profondamente, gioivo guardando il cielo. Tornai a casa con uno strano senso di presentimento, come se lui, il Vampiro divertente, mi suggerisse solo pensieri ottimistici per il mio futuro. Mi pareva che solo dovevo avere il coraggio di voltare pagina, e lui me lo aveva dato.

Chissà che un giorno anche voi possiate provare l'aiuto di un Vampiro divertente, ma non sarò disposta a cederlo a nessuno, e lui stesso non mi lascerebbe mai.

Rossella Usai



Dal Baule della nonna, Racconti Autobiografici, Rossella Usai

Un cuore da buttare?

 

In modo del tutto autobiografico vi voglio raccontare di me, anche perchè questo mio sito è poi sempre stato lo specchio della mia anima, della mia gioia di vivere oppure dei momenti bui. In esso con voi ho trovato un certo senso di amicizia, di calore...pare impossibile ma è così.

In questo scorso anno 2004 e in questo nuovo, ho dovuto assistere giorno dopo giorno ad una mia totale trasformazione, causata da vari eventi, familiari in particolare, ma non solo, anche forse e soprattutto dalla sensazione di vuoto, di solitudine, di amarezza che essi nell'indifferenza di chi poteva starmi accanto per aiutarmi, e non lo ha fatto, hanno causato.

Mi trovo pertanto oggi, ora che scrivo (23.50 20/04/05) un cuore da buttare, da buttare poichè mi pare non sia mai servito a nulla, anzi ora dubito persino di averlo in questo momento. Forse semplicemente perchè non vorrei averlo, no mai più!

Credo che Dio ce lo abbia donato come la più grande parte di se, ma lo ha fatto anche per consentirci di essere messi alla prova, in questo nostro percorso breve o lungo che sia.

Attraverso il cuore noi viviamo, non solo in modo anatomico, noi tramite esso, figurativamente sempre rappresentato come fonte inesauribile di sentimenti, noi viviamo la nostra vita: i sogni di ragazzi, le speranze, le delusioni, le gioie, le amarezze... ogni emozione è da esso filtrata e poi depositata direttamente nelle Mani Di Dio. Io così credo. Ma a volte chiedo:

Quando Gesù verrò da te e ti porterò il mio cestino di un cuore da buttare, tu che ne farai?

Oggi ho incontrato il sacerdote che mi ha sposato, (ora sono separata), e nell'angoscia del momento, unito ad altri problemi familiari, (mia madre malata), gli ho chiesto di fissarmi negli occhi perchè lui che ha Dio in sè, potesse davvero leggervi. Dice che sono la Rossella solita: quella che aveva 21 anni quando è entrata in quella chiesa al braccio del mio adorato babbo (che ora non ho più) e con lui ho percorso il cammino verso la mia nuova vita. Era molto emozionato, tremava, mi raccomandò a mio marito, ma con un fare pensieroso.

Oggi, ritengo, che in quel cestino a Gesù porterò l'amore per i miei figli, l'amore per la mia mamma, e il mio babbo, la mia famiglia. Porterò i valori della vita che hanno attraversato il mio cuore, ma che lo hanno anche illuso, lacerato. E' dunque ora un cuore da buttare? Nella solitudine post-separazione, senza le coccole della mia mamma che me le ha sempre prodigate nonostante la mia età, io mi sono persa il cuore, nelle mani specie di chi non mi ha capito, di chi ha fatto sì che quel poco di speranza morisse dentro di me.

Ma io so anche che in questi casi interviene qualcosa di inimmaginabile: Gesù bambino, con le sue manine morbide, le ditina piccole, lui lo prende, lo stringe al suo cuore e i due ribattono insieme all'unisuono. Poi sorridendo, nel sonno, lo ridona a chi si trovava come me "un cuore da buttare", e la mattina ti svegli incredula come una bimba nella culla, con un senso di vita, di gioia, di speranza , di immenso amore.

Io so che questo ora Lui lo farà per me, e domani ogni mio dolore sarà trasformato, nello specchio di quegli occhietti di bimbo, nelle manine che terranno stretto il mio dito, nelle sue risatine di bimbo. Pertanto nella certezza di ciò, non mi resta che dispormi ad aspettarlo...

Rossella Usai 21/04/05


Dal Baule della nonna, Racconti Autobiografici, Rossella Usai

Il concerto della vita

 

27 Agosto 2005: ho visto il concerto di Antonello Venditti a Torre del Lago Puccini, dalle prime file, quasi mi sentivo con quegli artisti nel palco. Ma il mio cuore volava in alto spinto da quelle musiche e dalla meravigliosa voce del cantautore Romano. Volavano verso chi amo e ho amato tutta la vita, e volavano anche più in su, verso le mie nuove speranze, verso nuovi sentimenti che nascono in me attualmente.

Ma vedevo quelle luci puntate nel palcoscenico e le immaginavo invece puntate nel letto dove da mesi mia madre affronta l'ultima parte del concerto della sua vita. Le immaginavo puntate su di lei da Dio stesso, poiché certo è con lei, l'aspetta, non vede l'ora di averla tutta per se. Dio non ama a metà, ama totalmente, e lei lo ha sempre amato profondamente, si sono anelati l'un l'altro tutta la vita. Ma nel cuore della mia mamma è sempre stato presente anche mio padre scomparso prematuramente, recentemente ho scoperto un diario che lei segretamente scriveva dedicato a lui.

Immaginavo pertanto quelle luci su di lei, sentivo in me in contrapposto nascere una grande energia vitale, inspiegabile, come una forza della natura che mi venga in soccorso ora che ne necessito per non morire con lei. Me la sentivo scoppiare nel petto, scorrere nelle vene...
Li ripensavo dunque i miei adorati genitori, felici come nella foto che vi mostro...

Ma chiedevo anche una grazia a Dio: fai che la mia mamma lasci questo mondo stretta a me, fai che io senta il suo ultimo respiro, il suo ultimo battito di cuore, il suo ultimo sguardo su di me! Fai che io soffra e viva come tu vuoi Gesù quel momento, io a te lo donerò quel dolore immenso, ma sono certa che tu mi farai un dono più grande, mi lascerai lei in me, per tutta la vita, quell'abbraccio finale sarà solo un inizio...

Nel momento in cui la stringerò a me senza vita rivedrò quelle luci puntate su di lei, saprò che Dio l'ha portata via con se, ma non mi lascerà solo con un corpo senza vita. A lei concederà un dono speciale! Concederà che io la senta VIVA in me per tutta la vita.

Li penserò di nuovo felici come in quella foto, so che mi guarderanno mentre continuerò il concerto della mia vita, che non mi perderanno d'occhio MAI e so che sosterranno la grande energia vitale che ho dentro, la porteranno ai vertici, mi daranno modo di vivere a livelli che pochi sanno fare, e io porterò avanti in piena gioia la mia vita, sapendoli con me ed in me.

Rossella Usai


Dal Baule della nonna, Racconti Autobiografici, Rossella Usai

La più brava...la migliore!!

 

- Rossella, sai, sono la più brava di tutti, la migliore! - mi ripeteva così ogni volta che l'andavo a trovare all'ospedale.

In riabilitazione dopo un'emorragia gravissima celebrale, faceva la fisioterapia...

Era piena di speranza ancora, ancora...

- Sono la più brava Rossella, sono la più brava! Guarda.. - e si muoveva nelle parti paralizzate come poteva per mostrarmi con orgoglio i progressi.

Le dicevo:

- Mamma vedrai, io e te saremo felici ancora!! Ancora mamma... ti porterò a Firenze, in gita qua e là, saremo piene di vita e di gioia ancora, ancora, mamma...

Dio dove sei?

Perchè hai lasciato che ci illudessimo così? Perchè hai voluto vedere il nostro strazio?

Perchè ci hai schiacciato con un dolore così?

Era tutta un'illusione! NIENTE ERA VERO! Ancora il destino ci girava intorno beffandosi di noi, di lei, di lei soprattutto!!!

Niente: non c'è nulla su cui sperare o credere. Nulla mi interessa più della vita, non voglio più una cosa che chiamiamo vita che invece è solo illusione, è solo inganno, solo dolore.

E ora cosa le dico, mentre la vedo morire ogni giorno?

- Mamma spera?

- Mamma credi?

- Mamma sogna come hai fatto tutta la vita?

- Forse le direi:

- Mamma riposa, e io vorrei tanto venire via con te!

Rossella Usai





Tu...sei l'amore mio!



- Non mi resta altro, mamma, ora che non puoi più riconoscermi, vedermi, posso solo abbracciarti cercare il tuo sguardo, anche se pare che dietro quegli occhi non ci sia più nulla, posso dirti: tu sei l'amore mio, mamma! Posso abbracciarti forte, baciarti teneramente, accudirti, coccolarti, vestirti di rosa come una bimba...

Sono emozioni forti che voglio darti.

-Mamma baciami il dito!

Lo so ti sforzi di farlo, ben di più vorresti ancora fare per me! Come faccio a non pensare a quanti regali d'amore ogni giorno distribuisci ancora a me? Ancora pare tu sia qui come prima in questa casa. Ne percepisco il tuo affetto, è come tu ci fossi, ti rivedo ovunque, in cucina, in giardino...

Ma io e te custodiamo tanti segreti, tu lo sai...

Pur nel dolore, pur da una situazione di impossibilità di fare per noi, tu ancora costantemente è come tu pensassi a me, a ciò che sai desideravo o sognavo. E allora, oggi, (01/02/06) che tu sai cosa mi hai regalato, che tu sai cosa è stato quel regalo per me, solo tu lo puoi sapere, potrai anche immaginare quanto però esso sia stato per me pure un'immenso dolore, poichè ne facevo a meno con slancio se avevo te!

Ma nelle coccole che so che mi concederai, nei piccoli sogni realizzati, vedrò le tue mani ed il tuo viso. Ogni cosa, capisci, è un tuo regalo per me, per me e per i tuoi nipoti che ti hanno amato come è quasi inconcepibile spiegare.

Come si può vivere senza una persona meravigliosa come te?

Solo Dio potrà insegnarmi come, ma non potrà essere egoista e tenerti solo per sè, dovrà lasciare nel mio cuore il tuo costante amore, per tutta la vita.

Rossella Usai





RENATO E ANGELICA


Trasfusione d’amore...


Dal Baule della nonna, Racconti Autobiografici, Rossella UsaiDedicato a mio padre e mia madre

Non ci sono più. Dovrò affrontare il resto della mia vita senza di loro.

 

Ma hanno lasciato in me una “trasfusione d’amore” che va oltre il confine del tempo e della realtà.

Per caso in soffitta ho trovato un piccola e vecchia scatola impolverata: in essa ci sono ricordi di vita, mia madre giovane fanciulla sognante, come lo è sempre stata, mio padre un ragazzo carico di vita, spericolato. Ci sono le sue foto in cui è alle gare vespistiche, vitale, felice!





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"...mia madre giovane fanciulla sognante..."

 
Dal Baule della nonna, Racconti Autobiografici, Rossella Usai
"mio padre alle gare con la vespa"

 

Nella scatola c’è una manopolina da neonata di lino, ricamata a mano, che mia madre mi metteva perché io non mi graffiassi il viso…l’aveva ricamata lei. Dentro ci sono, conservati con cura i miei riccioli di bimba. Cosa c’è in un ricciolo di bimba?

L’ha conservato perché in esso c’è ingenuità, vitalità, sogni, tenerezza, c’è l’incoscienza di non sapere la crudeltà della vita. Io li riprendo in mano e potessi chiederei a mia madre:

- Mamma dove sono andati a finire tutti i sogni, i desideri che ti sussurravo mentre mi tenevi in braccio?


Dal Baule della nonna, Racconti Autobiografici, Rossella Usai
Mia madre

 

 

In questa pagina, ascoltando questa musica di sottofondo DIANA DI POUL ANKA, la preferita di mio padre, (la sapeva tutta a memoria e la cantava sempre...) riguardo le loro foto, giovani innamorati, pieni di vita, di gioia!! Rivedo lui nelle foto sulla vespa, alle gare, rileggo le loro tenere lettere d'amore. Ma tra tutto quello che c'è in quella scatola, ci sono pure poesie comiche ironiche, che mio padre scriveva a mia madre, o a sua sorella, erano tempi semplici dove si gioiva di nulla!!

Tra di esse, mio padre scrive:

"Desidero ardentemente che tu al più presto diventi la compagna della mia vita, ti voglio tanto tanto bene. Non so come esprimerti tutto il mio amore, ma ti basti sapere che senza di te la mia vita non esisterebbe.

Ti bacio e ti stringo fortemente

Tuo in eterno

Renato"

Secondo me sono sentimenti talmente veri quelli che ho visto in loro, che sono convinta siano rari.

Oggi tutto è banale, scontato, non c'è più nulla che descriva come allora il sentimento.

Mio padre era molto sarcastico, si divertiva a volte per un nonnulla, rideva a crepapelle per le barzellette, era semplice, era un uomo particolare, un carattere difficile, ma sicuramente una persona speciale.

Chiamava teneramente mia madre "Pitighina" e le scriveva poesie buffe...

Ma non solo....si erano persino scritti un vero e proprio codice di comportamento nel 1958.

Iniziava così quello che scrisse mio padre:

AVVERTENZA:

Sei tenuta ad osservare le norme di questo codice, che io, in data odierna porgo nelle tue gentili mani. Tu dici di amarmi , ebbene, se veramente mi vuoi bene osservale e rispettale.

Seguono ben 26 articoli... mi si stringe il cuore ad immaginare quanto si amavano...

Lui conclude:

Questo codice può sempre essere suscettibile di modificazioni.

Se mi ami rispetta queste norme, perchè solo così un giorno ti sposerò.

Renato

Naturalmente mia madre scrisse pure lei un codice di comportamento...

Li immagino dunque nella vespa insieme che corrono via (mio padre era uno spericolato incredibile!) pieni di sogni, di speranze, stretti, con un'intensa passione fra loro...

    

Rivedo il mio biglietto che annunciava la mia nascita:

Angelica e Renato Usai

sono lieti di

annunciare la nascita

della loro primogenita

Rossella

Ma sono conservati tutti i biglietti annuncio di nascita dei miei fratelli: Mariano, Andrea, ed infine di mia sorella Patrizia.

Ci sono le letterine che scrivevamo a Natale...promettendo come al solito di essere più buoni.

In lettera datata Pasqua 1971, scrivo:

Cari genitori,

voglio essere la vostra gioia!

Ho pregato Gesù di farmi crescere buona come voi.

Voglio essere ubbidiente e studiosa. Gesù mi aiuterà.
 
Tanti auguri di Buona Pasqua.

Vostra Rossella

Ecco con questa frase concludo anche ora: Gesù mi aiuterà. Non posso dimenticare, non posso che ricordarli VIVI in me, li immagino, a ballare insieme questa musica magari, ridendo... felici e mi fa piacere riguardare questa foto in cui mio padre mi stringe forte a sè.  

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Rossella Usai


Mio Padre Renato Usai, dedica di Rossella Usai

19 MARZO 2017

Oggi è la Festa del Papà. Una Festa bellissima.
Dove sei Babbo?
Dalla tua età di 57 anni ci hai lasciato.
Ricordo perfettamente quella mattina.
Mio fratello Andrea che mi chiamò, Nicola, mio cugino, che mi strinse fra le braccia.
Mia madre, che diceva: "non si può morire così senza un "ciao".
Oggi, che cosa festeggio?
Festeggio, i ricordi, il tuo sguardo felice che guardava la sua prima nipotina Sara.
Festeggio il nostro ultimo abbraccio.
Festeggio il nostro stare abbracciati, anche quando tu non eri più vivo come corpo.
Festeggio una immensità di foto con te da bimbetta.
Festeggio ogni dolore della tua anima, quando chiuse la Fabbrica di Mattoni.
Amore mio, posso solo chiamarti così, ti rivedrò, o è tutta un'illusione amara della vita?
Mi manchi immensamente.
Un Babbo è tutto nella vita!
Ho sentito in me: " Di me Rossella, è rimasto solo il cuore!".
Si, sono certa, vengo al Cimitero, ma tu non sei più lì.
Tu mi aspetti.
Non so quando potrò riabbracciarti, ma sogno quel giorno.
Ti immagino come quando ti ho visto per l'ultima volta.
Con quella maglietta celeste a maniche corte...
Con il tuo particolare abbraccio e il colpetto di mano sulla spalla...
Sono certa che ti ritroverò.
Cosa meritava vivere, tutti questi anni senza te, se poi non ti potrò più vedere
nell'eternità?
Ti amo.
La tua Rossella Usai - Foto del mio Babbo Renato Usai -

Dedicata al mio Babbo, scritta il giorno della Festa del Papà


IN BARCA CON SIMONE
NAVIGAZIONE NEL LAGO DI MASSACIUCCOLI
Questo è un racconto di una giornata vissuta con mio figlio Simone nel 2005.



In barca sul lago di Massaciuccoli, Torre del Lago, ricordi autobiografici, Rossella Usai

Sembrava una giornata uguale alle altre.
Ma sapete, a volte le gioie più impensate, quelle più vere e forti, capitano
quando meno te lo aspetti. Mio figlio Simone, è sempre pieno di sorprese
vitali, oggi una di queste l'ha condivisa con me.
Una barca, una splendida giornata, tanta voglia di vivere ore spensierate...
Ecco pertanto l'idea di farvi partecipi di ciò che io e lui abbiamo provato.
Innanzitutto tante risate poichè sono le prime volte che si va in barca e
remare non è proprio facilissimo, pertanto si andava un pò a "zig-zag",
ridendo: meritava l'esperienza!!
Un uomo anziano seduto in una panchina del belvedere sul Lago, ci
osservava con attenzione, ridendosela tra sè, probabilmente non aveva
mai visto una scena così di prima mattinata...
Io nella più assoluta serenità, nonostante le virate brusche della barca,
incurante della prospettiva di finire in acqua, me la godevo semi sdraiata
alla prua in compagnia di un'anatra di plastica...
Ma poi la barca ha cominciato finalmente ad avere un percorso diritto, mio
figlio aveva già appreso come remare... eravamo in "padule", come si suol
dire a Torre del Lago Puccini (LUCCA), ed è veramente bello, rilassante, per
me almeno, perchè Simone nella fatica di remare, ha levato via prima felpa
poi maglietta, per mostrare con orgoglio alle zanzare del loco il suo fisico
possente, e di fatti lo hanno molto apprezzato e succhiato :-)
Vivere come in una splendida avventura, questo è per me l'unico modo di
affrontare la vita! Guardavo mio figlio: è la gioia più grande della mia vita,
lui e sua sorella Sara, loro sono il mio motivo più grande di gioia, di vita e
di felicità. 

Rossella Usai 
All rights reserved - © copyright - 2005 - Dal Baule della Nonna 
 



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