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Rossella Usai
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La Natura
La natura è verde, è oro
è chiusa in una goccia di rugiada.
Caterina Mongardini
IL RAGAZZO CHE GUARDAVA I TRENI
Basta non ne posso più di dare in questa casa non fate altro che litigare!
- Questo pensava Lino un giovane di quattordici anni, lo pensava e basta.
Non avrebbe mai avuto il coraggio di esprimersi ad alta voce, nessuno lo avrebbe
mai ascoltato ne tantomeno preso in considerazione; quei "nessuno" erano solamente i
suoi genitori che facevano sempre cadere su di lui la colpa di ogni loro malinteso.
E' colpa tua se tuo figlio è un asociale - ripeteva spesso il padre all'indifesa genitrice;
- se tu fossi un padre come si deve invece di andartene ogni sera al bar o dove dici di andare,
staresti in casa con la tua famiglia!
- Questo ripeteva spesso la donna sforzandosi di essere aggressiva, ma in realtà era
ciò che aveva generato che gli stava realmente a cuore, ed ogni volta dal marito si sentiva
ripetere le solite cose: - io lavoro come una bestia per mantenervi e dare un futuro a quello
là, e questo è il ringraziamento; - Lino guardava il padre nella penombra della stanza accanto,
il suo viso era volutamente diviso dalla differente luce che giungeva dai due locali,
teneva nascosta la parte ombrata per nascondere più che altro a se stesso la lacrima che quasi
quotidianamente scendeva dall'occhio destro, mentre la parte in luce era di colui che non
riusciva a capire; l'altro bulbo che a stento non si era ancora inumidito, era vitreo
e fisso come quello di una bambola, solo parti del viso e della gola davano movimenti
ritmati come il continuo deglutimento e l'alternarsi del divaricamento delle narici.
A queste situazioni il giovane era abituato, situazioni che lui stesso definiva tristemente
"rituali."
Il vetro della vecchia bacheca della stazione ferroviaria era sudicio di impronte
digitali che correvano e si soffermavano, le varie partenze ed arrivi erano evidenziati
da colori diversi, migliaia di persone guardavano quello sbiadito tabellone giallo che
veniva sostituito solamente con l'alternarsi delle stagioni quando venivano modificati
gli orari; tutti erano sempre lì, chi per trovare la coincidenza giusta, chi per lavorare
chi forse per scappare.
Come ogni sera verso le diciotto, Lino era a contemplare quell'inanimato tabellone,
il suo sguardo, o meglio i suoi occhi correvano in maniera confusa dal primo treno
delle quattro all'ultimo di mezzanotte.
Non si curava affatto di coloro che dietro di lui riflettevano la propria immagine
su quel sudicio vetro, erano solo persone che sceglievano un punto ben preciso.
Puntuale come sempre il ragazzo era lì ad ammirare quel freddo atrio, osservava
lo sguardo di coloro che secondo lui erano fortunati, che scattavano come randagi
non appena una voce rimbombante e ripetitiva annunciava "treno in partenza per;" mentre
l'addetto alla biglietteria, un tipo pallido e molto stempiato, consegnava
senza alzare lo sguardo i vari biglietti per le varie destinazioni.
Se ne stava aldilà di uno spesso vetro aperto solo alla base da un semicerchio;
mentre coloro che avevano preso posto sulle carrozze sporgevano le teste dai finestrini
muovendole con movimenti irregolari, mentre con le mani sfioravano i polpastrelli
di chi li salutava.
Poco dopo un alternarsi di fischi ed il tonfo sordo delle porte che si chiudevano
annunciavano che anche questo treno stava partendo, come un animale stanco lasciava
la stazione per poi scomparire dietro una stretta curva.
Anche questa volta quel luogo era rimasto vuoto, anche coloro che erano scesi o salutavano
chi era in partenza si erano dissolti all'improvviso. Era rimasto solo Lino che dalla
sua panchina osservava il capostazione che togliendosi il cappello d'ordinanza,
rientrava nel suo locale.
- Anche questo è andato, anche loro sono partiti - pensò il giovane con una certa
malinconia mentre rientrava a casa insolitamente prima del previsto.
- Sei stato di nuovo alla stazione vero? - Chiese la madre con il solito pacato tono, -
ma cosa ci vai a fare sempre lì?
- Niente, mi piace solo guardare i treni - ma chissà che cosa ci trovi di tanto
entusiasmante a vedere della gente che poveretta è costretta a farsi chissà quanti
chilometri per lavorare o per motivi gravi, in giro c'è già abbastanza gente triste,
e tu vai a vederne dell'altra. - Lo interruppe la madre senza voltarsi mentre era
intenta ai fornelli.
- No, non sono tristi quelli che partono, - disse il giovane quasi offeso perché
qualcuno stava distorcendo i suoi sogni.
Con questa inconscia paura che qualcuno potesse disturbare la sua fantasia, o meglio
entrare nei suoi impossibili desideri, si rinchiudeva sempre di più in se stesso,
mascherando in ogni modo possibile le sue "fughe;" ad esempio cercava di non sporcare
le scarpe ed i suoi adorati pantaloni di fustagno, forse un po' troppo corti,
ma chissà per quale oscura ragione li adorava; ogni volta che tornava a casa diceva
spesso a testa bassa: - sono stato da un amico - una fatica inutile, in quanto il
suo sguardo non riusciva minimamente a nascondere che anche quel giorno o quella sera,
la sua mente era partita per chissà dove, a volte si specchiava in quei concavi
specchi stradali che, oltre a farlo apparire molto piccolo, deformavano la realtà
circostante ed era ciò che lui desiderava.
Un pomeriggio qualsiasi mentre stava scomodamente seduto sul bordo di quella
malandata panchina di ferro, ed intento a leggere un nuovo episodio de "il comandante
Mark,"notò che un'alta e imponente figura gli eclissò i raggi di un tiepido
sole primaverile; alzò prontamente lo sguardo e si trovò di fronte il capostazione,
un uomo dall'apparenza stanca, col viso solcato da rughe ed una folta barba ben
curata, bianca soltanto sul mento ed un poco sulle basette; ma il suo sguardo
severo faceva chiaramente intendere che era ancora ben ligio al proprio dovere.
Si tolse il cappello di servizio asciugandosi con il dorso della mano alcune
gocce si sudore che gli colavano sulla scura fronte; Lino osservò l'interno del
rigido cappello, era rivestito di un lucente tessuto bianco, solo la parte lungo
la visiera era percorsa da una lunga macchia giallastra.
L'uomo dopo aver osservato a lungo il ragazzo ed aver tentato invano di pronunciare
alcune parole, di colpo ed in maniera quasi affrettata disse: - scusa, scusi sono mesi che
la vedo qui, ma non aspetta mai nessuno, ne tantomeno porta qualcuno si guarda in giro
e basta; sa io qui sono il responsabile ed a volte i treni passano molto veloci,
e lei si avvicina un po' troppo alle rotaie, e ciò può essere molto pericoloso.
- Lino che nel frattempo si era alzato, interruppe quasi sgarbatamente le osservazioni
dell'uomo pronunciando in maniera decisa alcune veloci frasi: - io vengo qui solo
per guardare i treni, mi piacciono e basta, e poi ho quattordici anni, quindi so
benissimo ciò che può essere pericoloso o meno; ma se non potrò più venire
basta che lei me lo dica signore.
Il capostazione osservò a lungo il ragazzo, e poco dopo il suo duro volto
si aprì in un largo sorriso che interessò anche i verdi occhi.
- Puoi venire qui tutte le volte che vuoi ragazzo, - disse l'uomo dopo alcuni
istanti di riflessione; - a proposito io mi chiamo Dante e tu? - Lino io mi chiamo Lino
- rispose perplesso il giovane; - va bene Lino, ogni volta che vieni qui chiedi
pure di me se hai bisogno qualcosa, - e così dicendo appoggiò una mano sulla spalla
del giovane che non poté fare a meno di esprimere un forte entusiasmo. Il loro dialogo
fu coperto dal rombo di un direttissimo che non faceva sosta in quella piccola stazione
di provincia.
Dopo che Dante si era allontanato, il giovane rimase lì a contemplare le rotaie,
gli piaceva il riflesso del sole sulla parte superiore di queste, il profumo di ferro
e catrame ed il colore dei sassi posti attorno alle traversine che, col passare degli
anni erano diventate color ruggine.
Tornò a casa felicissimo, aveva l'impressione di aver trovato un amico anche se molto
più vecchio di lui, e sapeva che questo non aveva i suoi stessi desideri, anzi con ogni
probabilità odiava i treni, doveva stare li e basta, a mettersi il cappello ogni qual
volta se ne fermava uno, per poi toglierselo ed asciugarsi la fronte quando questo ripartiva.
Quella sera sua madre notò qualcosa di diverso nel comportamento del suo ragazzo;
i suoi occhi brillavano, non erano opachi come era abituata normalmente a vedere.
Non poteva ovviamente saperne la ragione, ma era sicura che qualcosa, magari una
semplice banalità aveva colpito suo figlio.
- Cos'hai questa sera Lino? Hai conosciuto qualche bella ragazzina che scendeva
da qualche strano treno? - gli chiese sorridendo.
- No mamma, e poi perché i treni devono essere strani? - Rispose gettando il suo fumetto
preferito sul divano della stanza accanto, osservò la lucida copertina che rifletteva
l'azzurrognola tonalità del vecchio televisore in bianco e nero, mentre la voce
del giornalista Tito Stagno, annunciava che a Luglio l'uomo sarebbe sceso sulla luna.
- Ha telefonato tuo padre, ha detto che non torna per la cena, - disse la donna con
un tantino di sollievo, - ho fatto la minestra in brodo ti va? - Ma mamma con questo caldo
ma si che va bene dai - rispose Lino per non contraddire la donna.
Mangiò contro voglia quella minestra, notando le gocce d'olio perfettamente tonde
che cambiavano forma e dimensione ogni volta che il ragazzo affondava il cucchiaio
nel piatto, per poi riprendere la loro forma originale ogni volta che lo toglieva.
Il giorno seguente, dopo i soliti e rutilanti impegni scolastici, Lino si avviò
nuovamente verso il suo "rifugio," arrivò in anticipo aspettava il suo amico, il capo,
ed era fiero di conoscere l'uomo che comanda i treni.
Aspettò a lungo, l'uomo avrebbe preso servizio più tardi.
Si sistemò accanto alla panchina che nel frattempo era stata ridipinta di verde.
Quindi ovviamente evitò di sedersi. Emanava il classico odore di vernice fresca,
diverso da quello delle tanto amate rotaie, per cui si avvicinò il più possibile a queste.
- Stai attento che sta arrivando un merci e non fa sosta - disse una potente ma
famigliare voce.
- Ciao Dante! - Esclamò entusiasta Lino, - come stai? - E come sta il ragazzo
che guarda i treni? - Era passato solo un giorno, ma i due si abbracciarono
come non si vedessero da anni; le possenti braccia dell'uomo stringevano le esili
spalle del ragazzo battendo affettuosamente le grosse mani sulle fragili scapole.
- Ascolta Lino, prima o poi mi dovrai spiegare il perché di questo tuo grande amore
per i treni, ma ho l'impressione che tu stia cercando ben altro in questo posto per
così dire comune, - domandò con una certa curiosità.
- Sai Dante io vengo qui solo per perché vorrei essere al posto di quelli là.
Quelli là chi? Quelli che prendono il treno? - Gli chiese l'uomo sempre più incuriosito.
In un certo senso si, loro partono, se ne vanno - rispose a testa bassa come in confessione.
- Ma scusa cerca di farmi capire, perché dici "vanno via?"
Non sapendo come farsi intendere Lino continuò, - esattamente Dante vanno via,
se ne vanno anche se purtroppo molti saranno costretti a ritornare, quando sono su quel
treno dimenticano capisci? Dimenticano!
Il capostazione turbato da quella specie di disperazione che il ragazzo cercava di
trasmettergli, non ebbe il coraggio ne tantomeno l'autorità per ribattere, poi con cercando
le parole proseguì; - scusa, ma hai qualcosa che non vuoi o non mi puoi confidare?
Sai ormai ho una certa età, e non ho mai avuto figli, è quindi difficile per me capirti
come vorresti tu.
Dante - disse Lino - ormai siamo amici, almeno questo è quello che credo; voglio andarmene
da questo posto dimenticato da Dio, non sopporto più ciò che mi circonda, le solite
facce i soliti discorsi, per non parlare poi della mia famiglia, a parte mia madre basta,
lasciamo perdere; - l'uomo che attentamente ascoltava ad occhi bassi parlò: - e dove vorresti
andare alla tua età? Sei molto giovane, e come vivresti? I tuoi genitori non ti darebbero
mai dei soldi per una cosa simile, segui il mio consiglio cerca di studiare e di
farti una posizione, poi potrai decidere, - affermò questa volta Dante con tono sicuro.
-Io ormai sono vecchio, il Dante Manferi che tu conosci presto o tardi andrà al
ricovero come le vecchie locomotive che prima o poi verranno demolite per costruirne
di nuove.
- Ma cosa dici? - Incalzò Lino, ora era lui ad esprimere al suo amico un rimprovero,
- tu sei il mio migliore amico, sei il capo dei treni, tu mi hai detto di stare attento
alle rotaie, quello che potevo o non potevo fare; ma io volevo anzi voglio solo far
viaggiare l'unica cosa che posso: la mia fantasia, standomene lì seduto su quella
dannata panchina verde, e tu vieni a consolarmi dopo solo due giorni che finirai
demolito come una vecchia locomotiva?
- Dante non rispose, ma capì il tono aggressivo del ragazzo, capì che era
soltanto uno sfogo. Il giorno dopo i due puntualmente si rividero, della
discussione precedente non vi fu cenno alcuno.
- Sai Dante ho visto alla cassa un mucchio di gente che comprava biglietti per un luogo
chiamato Neuchatel, - lo conosci?
- Certo - rispose, - è un posto molto bello, si trova nella Svizzera francese
dove c'è anche un lago stupendo, in Aprile fanno sempre delle meravigliose feste
che durano tutto il mese, per questo attirano gente da mezza Europa; - chissà che meraviglia
- rispose Lino, - a proposito Lino non mi hai ancora detto il tuo cognome; - mi chiamo
Gorla, Lino Giuseppe Gorla.
Passarono molti anni.
Il dottor Gorla è divenuto un chirurgo molto affermato, vive con la moglie Silvia
in una grossa città del nord Italia, i rapporti con gli anziani genitori non erano
più quelli di un tempo, ed i tristi "rituali" erano solo un vago ricordo del passato.
Un freddo telegramma lo informò che era mancato un suo parente, e che la sua presenza
era desiderata.
Arrivò alla sua cittadina con un taxi preso all'aeroporto, tutto gli sembrava diverso,
cambiato forse in meglio notò subito il lungo viale ed il vecchio orologio della stazione
ferroviaria.
- Si accosti qui per favore ed attenda - disse al conducente con aria autorevole
che non nascondeva una certa emozione.
Entrato nell'atrio della stazione, cominciò subito a guardarsi attorno cercando di
scorgere qualcosa di cambiato; la vecchia bacheca era stata era stata sostituita da
monitor colorati posti molto in alto, nessuno avrebbe potuto sporcarli con le
impronte digitali. Il bigliettaio era un biondino giovane e sorridente.
Lino si chiese se tra qualche anno riuscirà a mantenere ancora quel sorriso carico
di entusiasmo.
Percorse quasi tremante il lungo marciapiede antistante ai binari, tutto attorno
era cambiato, tranne quel profumo di rotaie e traversine; riconobbe subito
la vecchia panchina fatta di tondini di ferro a semicerchio riverniciata chissà
quante volte, ma sempre di verde, per cui non fece a meno di sorridere.
Quando vide un personaggio sconosciuto indossare un cappello a lui ben noto,
provò quasi un senso di rabbia; il suo amico Dante lo portava con una
professionalità che non aveva eguali.
Chiese titubante se poteva vedere quel cappello, il capostazione incuriosito
da tale richiesta acconsentì; lo osservò a lungo, ma nessuna traccia
giallastra compariva nella parte anteriore.
Domandò se qualcuno avesse conosciuto un certo Dante Manferi, la maggior parte
delle risposte furono negative dato che la maggior parte degli addetti erano
tutti molto giovani, solo un uomo anziano, che involontariamente aveva ascoltato
le domande di Lino, gli si rivolse: - Dante? Si me lo ricordo, è mancato molti anni fa,
lei è un parente? - Chiese incuriosito l'uomo, - no, no solo che eravamo molto amici
quando ero ancora un ragazzino, - scusi - continuò l'anziano - può per cortesia dirmi
il suo nome?
- Lino Gorla
- Ah il famoso chirurgo disse l'altro con un improvviso segno di rispetto, - ma
aspetti un attimo per favore.
Tornò poco dopo tenendo in mano una busta sgualcita ed aggiunse - anche se
poco chiaro qui si legge un nome: per Lino Gorla.
Aprì la busta: conteneva un biglietto ferroviario ormai scaduto da tempo la
destinazione era Neuchatel.
- Mi spiace, ma ormai è inutilizzabile proprio adesso che siamo nel mese di Aprile -
disse un po' dispiaciuto il ferroviere.
- No, lasci perdere non importa Dante sarà contento così.
PAOLO ALBINI
E-mail Paolo Albini
UNA STRANA GIORNATA
- Aiaaaah, accidenti a questo dannato rasoio elettrico, deve tagliarmela la barba
non strapparmela, guarda anche tu che schifo!
- Dai che non è niente, ora ti medico.
Così dicendo Rita curò le piccole abrasioni sul volto del suo compagno Flavio.
- Visto? Finito, non c'è rimasto niente contento?
Contento di che cosa? - esclamò irritato l'uomo - guarda queste righe rosse,
sembrano delle unghiate!
E se così fosse? - Rita sorrise, non sarebbe la prima volta che litighiamo no?
Flavio rosso nel paffuto viso, le rispose con aria perplessa:
- Si certo, ma almeno non mi hai mai graffiato.
L'uomo uscì sistemandosi la cravatta blu, e la valigetta ventiquattrore nuova di zecca.
Era costui un ometto basso, rotondotto con un enorme paio di occhiali da vista, con lenti
spesse almeno un centimetro. Giunto alla fermata dell'autobus, un'altra sofferenza
lo attendeva: "Oggi sciopero".
- Ma porca... andrò a piedi, ma dovrò avvisare che probabilmente arriverò in ritardo;
devo cercare un telefono. Ah, eccone uno.
Attraversò la strada senza badare al traffico..."skeeeeekkk" il sinistro rumore di una
frenata lo raggelò.
- Imbecille per poco non ti prendevo in pieno, meno male che porti gli occhiali!
Finalmente giunse al telefono.
Notò con somma disperazione che la cabina era già occupata da una giovane donna in
vena di imprecazioni; Flavio vi girò attorno parecchie volte, ansioso che la donna uscisse,
poi crollò:
- Devo telefonare è urgente!
- Ah si? Allora ci provi lei, ho messo più di venti gettoni e questo trabiccolo
non funziona, - gli rispose la donna che nel frattempo si era calmata.
- Anche questa non ci voleva, e va bene prenderò un taxi - i nervi dell'uomo davano
segni di apparente cedimento.
- Taxi, taxiiiiiiiiii - urlava con tutto il fiato che poteva avere, ne passarono
una cinquantina, ma nessuno di questi di fermò. Era la via dei fuori servizio.
- Ok, andrò a piedi, conosco parecchie scorciatoie; - si inoltrò nei vicoli più
infimi e puzzolenti, evitando di calpestare barboni, topi e tossicomani in overdose.
Urtò violentemente la valigetta contro un cassonetto dell'immondizia, distruggendone
completamente parte del rivestimento in pelle.
- Sono quasi arrivato ancora quel giardinetto - in quel luogo, alcuni ragazzini
avevano deciso che forse era meglio giocare a pallone invece di andare a scuola.
Golzio fu raggiunto in pieno volto da un calcio di rigore che facendogli sanguinare
il naso, gli arrossò la camicia.
- Finalmente sono arrivato ed anche in anticipo, non fece in tempo a sedersi alla sua
scrivania, quando un imperturbabile usciere lo fece sobbalzare:
- E' lei il ragioniere Flavio Golzio?
Si perché? - rispose con voce tremante.
- La vuole immediatamente il direttore.
- Che cosa vorrà? Non sono arrivato in ritardo, e poi il lavoro è a posto.
- Buon giorno caro come va? - gli chiese l'autorevole figura del principale - ma cosa
le è successo? E la camicia?
- Il ragioniere non rispose, si limitò ad un livido sorriso subito spento.
- Bene caro Golzio, veniamo a noi; ho letto e riletto la sua revisione riguardo
alla pratica Giannotti, e debbo onestamente confermare che è semplicemente perfetta;
lei è riuscito in poco tempo a trovare l'ago nel pagliaio, quell'ago che i suoi colleghi
non hanno mai trovato; complimenti caro lei è veramente in gamba, questo naturalmente
la porterà ad una importante promozione, ed inoltre so che sono due anni che non va in
ferie; se le goda pure a partire da oggi, ho proprio l'impressione che ne abbia
bisogno. A presto caro ragioniere, e si cambi la camicia.
Tornando a casa carico di felicità, ripercorse il cammino che aveva fatto alcune
ore prima.
Cercando solo di evitare i vicoli, arrivò al giardinetto che i ragazzi avevano
trasformato in uno stadio; un giovane gli corse appresso dicendogli:
- Ci scusi signore, ma abbiamo visto ciò che è successo prima, così abbiamo raccolto
trentamila lire, in modo che possa comprarsi una camicia nuova, - no..no grazie, ci penserà
la mia compagna a lavarla.
Non fece in tempo a finire la frase, quando gli si fermò accanto una vettura gialla.
- Taxi signore?
- No grazie vado a piedi.
Si ritrovò in mezzo al traffico, dove nonostante
non esistessero le strisce pedonali, tutti gli automobilisti molto educatamente gli
cedettero il passo.
-Signore, ehi signore venga. - Era la donna del telefono.
- Ora funziona si accomodi, ci sono rimasti dei gettoni che non mi ha restituito.
- No grazie signora - rispose il ragionier Golzio - ora non mi servono più.
Nel frattempo sentì bisbigliare da alcuni passanti che lo sciopero dei mezzi pubblici
era stato revocato.
Giunse finalmente a casa, in uno stato pietoso, ma felice.
Notò sul tavolo del soggiorno una busta bianca indirizzata a lui; incuriosito l'aprì e
lesse:
- Addio Flavio sono stufa di questa vita, ho trovato un uomo che mi darà ciò che tu
non potrai mai darmi, perdonami Rita.
PAOLO ALBINI
E-mail Paolo Albini
Le vie segrete
Il cielo sogna mille vie segrete
tra le braccia della notte...
e il mare, il tempo e la luna
sono sotto la mia pelle... con te
Ogni secondo è come una scintilla,
le emozioni scorrono
profonde e vaste come oceano
pulsando con la terra.
Mi arrampico sul pendio di questa notte magica
e ti sussurro un mio segreto
guardando il tuo volto e i tuoi occhi
attraverso una candela accesa...
Quello che voglio lo sai,
è cibarmi di te,
gettare via le parole, il passato
e ascoltare il suono caldo della tua voce.
Attraverso l'eternità
e ancora di più,
tessi il tuo incantesimo,
prendi il mio respiro, sorprendimi...
Lo vedi, la notte ci attraversa come fossimo fantasmi,
il tempo si dissolve e diventa fuoco liquido,
possiamo toccare l'aurora e sentire il cielo tra le mani.
Guardami negli occhi,
toccami nel profondo
e non lasciarmi andare...
dipingerò un sorriso per te
selvaggio e ardente.
Spegni tutte le luci ora
e mostrami la strada che fai,
sfida le porte del tempo e raccontami un segreto..
l'amore può toccarci anche una sola volta.
Annegherò nel tuo oceano
tu sarai l'acqua quando avrò sete
ed io l'aria che respiri.
Ci sarò quando sarai triste
e ci sono quando sei felice.
Adesso non posso nascondere le emozioni,
chiudiamo i nostri occhi
e stanotte saremo in paradiso... un paradiso un pò speciale,
e danzeremo insieme sotto le stelle e la luna
assaporando il profumo del mare.
Attraversa questo mistero e dividi il tuo amore con me....
Giorgio