Un doppio accidente con lo schok

Sarà capitato anche a voi di recarvi dal medico di famiglia per qualche disturbo di salute, e dopo averglielo dettagliatamente esposto sentirsi rispondere:

- E' ansia!

E' capitato anche a me, tantissime volte, fino al giorno in cui mi recai da un dottore davvero particolare. Ero alla fermata dell'autobus, e discorrevo con una vecchietta. Non so come fu, ma si incomincio a parlare circa la sanità e la salute, ma lei pareva sana come un pesce, nonostante l'età avanzata.

Mi svelò in un orecchio un segreto, un segreto "segretissimo" mi disse, che non aveva mai svelato a nessuno.

Naturalmente la mia curiosità non mi permise di evitare di recarmi dove mi era stato indicato dalla vecchietta, nonostante sentissi in me delle strane voci allarmanti.

Il luogo sarà distante: non importa ho tutto il tempo che voglio.

Il luogo sarà sinistro: non importa, non credo ai fantasmi.

Il luogo sarà buio: non importa, porto con me una pila.

Il luogo è mal frequentato: non importa, non posso incontrare un peggiore elemento di me.

Il luogo è inesistente: e qui, credetemi, ho avuto un dispiacere. Il luogo pareva davvero inesistente. Per mesi ho chiesto informazioni rischiando il ricovero per direttissima in psichiatria. Niente, il luogo indicato non esiste, o meglio così ero convinta, dopo tutte quelle ricerche. Ma invece, inaspettatamente ho scoperto che il luogo esisteva davvero, eccome se esiste, è sempre esistito!

Un giorno stufa di essere stufa, stanca di essere stanca, annoiata della noia stessa...ecco che accadde un fatto strano. Squillò il campanello: era l'amministratore del condominio. Peggiore visita non si può ricevere, quando si è stufi di essere stufi, stanchi di essere stanchi ed annoiati della noia stessa! Ma non fu come credevo io. L'amministratore mi chiedeva di sostituirlo per un mese, (lui andava in ferie) e mi indicava cosa avrei dovuto fare e come lo avrei dovuto fare, oltre la paga precisa, dato che io puntavo molto sulla ricompensa. E' così che, seguendo quelle indicazioni, mi recai in un'altro dei condomini che lui aveva l'incombenza di amministrare, e dovetti suonare il campanello del Dott.Smith, che da ben 6 mesi si rifiutava drasticamente di aprire la porta e di pagare la retta condominiale.

Nessuno l'aveva potuto convincere ad aprire quella porta, neanche alle suppliche più disperate aveva risposto. Per dire la verità, neppure una sillaba sentirono, nè lo videro mai uscire da lì dentro. Eppure qualcuno vi viveva, poichè l'inquilina del piano di sotto lamentava rumori molesti: spostamenti di mobili, perdite d'acqua dal soffitto del bagno, crepe nelle mattonelle del salotto causate dai continui "lavori di manutenzione" che pareva venissero svolti giorno e notte al piano di sopra.

Ma io sono entrata, anche se voi non ci crederete. Neppure l'inquilina del piano di sotto ci credeva, ma poi si è dovuta arrendere all'evidenza. Il povero Dott. Smith era morto: vide passare 2 persone di fronte al portone di casa sua, che portavano giù per le scale la bara. Povero Dott. Smith!!

Ma io non credo alle apparenze. Qualcosa mi diceva che il Dott. Smith era ancora là dentro. Lo sapevo, non so neppure come. Mentre tutti nel condominio erano impegnati a discorrere del povero Dott. Smith, io alla chitichella mi sono avviata verso il portone di casa di lui.

Era socchiuso: sono entrata senza indugio.

Era tutto buio: ho acceso la mia pila.

Era sinistro: ho alzato le spalle con noncuranza ed ho incominciato a curiosare dappertutto.

Era mal frequentato? Credo di si. Qualcuno mi ha colpito dalle spalle, un bel colpo dato di forza, credo con un bastone, lungo la vita e le reni. Un dolore lancinante ed eccomi stesa in terra, stordita e dolorante. Ma la persona che mi aveva colpito pareva inesistente. Non mi abbatto per simili inezie, e dunque a fatica mi sono rialzata. Ma girare in quell'appartamento sembrava inutile. Tutto era perfettamente in ordine, come una stanza d'albergo appena ci si entra. Non avendo indizi, e cominciando ad essere stufa, stanca ed annoiata, ho deciso di accantonare lì per lì la faccenda una volta per tutte, dirigendomi di tutta fretta e con un certo ghigno nel viso verso la porta.

Ma credo che quando si abbandona tutto, speranza, illusioni, ideali, chissà come rispuntano fuori da qualche parte. A me non andò esattamente così: due mani secche, quasi scheletriche, uscirono inspiegabilmente dal pavimento, bloccandomi le caviglie. Ve lo racconto, anche se so già che non ci crederete, ma quelle mani mi infilarono attraverso quel pavimento e mi trascinarono in luoghi indescrivibili, indescrivibili perchè non li vedevo, sentivo solo come un sibilo, come quello della pentola a pressione. Ma perchè? Non mi ci angosciai più di tanto: durante tutta la mia vita non mi ero mai sentita tanto viva, tanto piena di speranza (specie di non lasciarci la pelle!), tanto piena di ideali: immaginavo di incontrare una persona speciale!

Il viaggio durò a lungo. Non mi piacciono i viaggi lunghi pertanto iniziai ad essere nuovamente stufa, stanca ed annoiata...ma proprio quando stavo per cominciare a dire qualcosa, ecco che ero lì: davanti a me c'era lo studio del Dott.Smith! Uno studio come un'altro, niente di particolare. Una lunga fila di attesa per entrare, le solite vecchie riviste di 3/4 anni prima, i bimbetti che urlavano e bisticciavano, le vecchiette ed i vecchietti, che discorrevano dei loro "bei tempi". Io? Semplicemente ho aspettato. Avevo 35 persone davanti, c'era persino la macchinetta per distribuire il numerino come ai supermercati. Finalmente fu il mio turno.

Il Dott.Smith, non era un vecchietto, ma un bel giovanotto da levare il fiato, lo studio non era vecchio ed antiquato, ma all'avanguardia. Il metodo della visita medica pareva uguale a quella di qualsiasi medico, e pertanto ho iniziato ad esporre i miei sintomi, ma lui mi ha interrotto quasi subito dicendomi:

- Un doppio accidente con lo schok!

- Come scusi? - ho chiesto io intimorita, e confusa.

- Un doppio accidente con lo schok, lei ha un doppio accidente con lo schok.

Ma siccome io continuavo a guardarlo come inebetita, lui ha continuato:

- E' un doppio accidente con lo schok, mi creda, i sintomi sono inequivocabili.

C'è solo da stabilire donde proviene. I doppi accidenti con lo schok, vengono sempre inviati da qualcuno. Lei ha dei nemici?

- Ma no! Credo di no...spero di no...mi illudevo di non averne...pensa già chi sia stato?

- E' chiaro che lo so già, altrimenti che medico sarei?

- Oh! E allora cosa pensa di fare?

- Quello che faccio sempre in questi casi.

Dopo questa affermazione, il mio interesse era cresciuto molto in tutta questa faccenda, e lo seguivo con lo sguardo per tutto lo studio. Trafficava nei cassetti, apriva e richiudeva libri, odorava alcuni medicinali. Ma tutto d'un tratto ecco il fatto: un flash come di 100 macchine fotografiche, che mi hanno completamente accecata. Accecata, ma non rimbecillita:

- Ma che fa? E' impazzito? Perchè mi lega mani e piedi?

Urlavo con quanto fiato avevo in gola, e lui per ultimo con una pinza prelevò dalla mia bocca la lingua tirandola e tirandola, poi me la appiccicò nel mento con del nastro adesivo. Cosa potevo fare? Cominciai ad essere stufa, stanca ed annoiata, e lui per ovviare a questi tre sintomi, mi ha dato un bel cazzotto in testa.

Vi sembrerà la fine di un racconto bizzarro, ma siccome non è un racconto ma verità vissuta, e siccome non è nè più nè meno bizzarro della vita stessa, continuerò a raccontarvi il resto, che vi piaccia o no!

Non so quanto tempo passai in quelle condizioni. Quando fui liberata, ero in un posto delizioso, che questa volta vi posso descrivere poichè era davanti ai miei occhi. No, non ve lo descrivo, tanto non ci crederete! Ma si, qualcuno tra di voi ci crederà come ci ho dovuto credere io. C'era anche quel bellimbusto del Dott.Smith, tutto rilassato presso un laghetto cristallino, che pareva uno specchio.

- Ah! Lei è qui!

- Certo che sono qui, dove vorresti che fossi, devo o non devo curarti dal tuo doppio accidente con lo schok?

- AH! Il trattamento che mi ha riservato in ambulatorio se l'è scordato? Io no!

- Ecco, era necessario. E' previsto un primo trattamento d'urto in questo tipo di malattie, poi ne segue uno più dolce.

A quelle parole mi sono molto rilassata e prontamente mi sono seduta accanto a lui; poi mi sono sdraiata accanto a lui; poi l'ho baciato, dato che lui era a mezzo centimetro dalla mia bocca, voi che avreste fatto?

Fu inebriante! Non credo ci siano farmaci nella terra tanto potenti, nè droghe, nulla può curarti come un bacio del Dott.Smith! E in effetti dopo stavo benissimo! Spariti i dolori reumatici!

- Ora vieni con me - ha detto lui prendendomi per la mano.

- Dove si va? - ho chiesto io curiosa come una bambina di tre anni.

- Alla cascata dei malanni inviati.

- No, non ci voglio venire - ho detto io puntando i piedi, perchè non torniamo al laghetto?

- Il laghetto è la seconda terapia quella dolce, ora c'è...

- Non ci sarà mica un'altra terapia d'urto perchè io me ne torno a casa! - ho detto io inviperita.

- A casa? Nessun malato torna a casa, se non completamente guarito, mettitelo bene in testa: questa è una clinica seria!

- Ah! E' una clinica? - ho detto io stupita.

- Si è la mia clinica, e ne sono orgoglioso! Ma ora concentrati, pensa con tutte le tue forze a tua zia Alberta.

- Che c'entra quella antipatica?

- C'entra, perchè è lei che ti ha inviato un doppio accidente con lo schok!

- Pensai allora a mia zia Alberta, ma riuscivo solo ad immaginarla strozzata, avvelenata, sparata, e cose del genere. Lui se ne accorse.

- No! Stai sbagliando! Devi pensare a tua zia Alberta come al tuo bene più prezioso.

- Non ci riesco...me ne torno a casa!

- Che fissa! Non puoi uscire dalla clinica! Ti ho detto di pensare ardentemente a tua zia Alberta come al tuo bene più prezioso.

- Ma se gli puzza il fiato!

- Non importa!

- Ma se è piena di orribili nei pelosi!

- Non importa!

- Ma se ha persino i baffi!

- Ah! Allora ti capisco! Ti aiuterò io con un'altro bacio, dopo un'altra terapia dolce, sentirai tua zia come il tuo bene più prezioso.

E così fece. Aveva ragione, dopo senza difficoltà riuscii a pensare a mia zia come al bene più prezioso, ci riuscii davvero, è incredibile! Cominciai a dire che dovevo andare via dalla clinica di volata, poichè avevo lasciato sola mia zia Alberta, e tanto insistevo e smaniavo, che io Dott.Smith fu costretto a darmi un'altro bacio terapeutico. Ero più tranquilla dopo. Pensavo sempre che mia zia fosse il bene più prezioso che avevo, ma con più serenità. E così che siamo giunti alla cascata dei malanni: un vero spettacolo mozzafiato.

- La terapia, prevede che io e te la si attraversi, per entrare in una grotta che c'è dietro completamente svestiti, mano per la mano.

- Ok! - ho risposto io senza indugi.

Se non avete mai fatto una terapia con il Dott.Smith, è l'ora che vi decidiate. Anche qui, sensazioni indescrivibili, accompagnarono tutto il tempo della terapia. L'acqua della cascata era a temperatura perfetta: nè brividi, nè caldo. Infatti al caldo ci pensava il Dott.Smith, che provvedeva, direi abbastanza spesso, a baciarmi con passione. Pertanto il mio corpo non ha mai avuto una temperatura corporea così perfetta. Uscita dalla cascata, sentii con certezza, che non avrei mai più avuto febbre, brividi, sudate fredde. Ero guarita da quei sintomi una volta per tutte!

- Lei è bravissimo! - dissi entusiasta al Dott.Smith, tra un bacio e l'altro. Diceva che tra tutte le sue pazienti non ne aveva mai visto una così bisognosa di replicare la prima terapia dolce, quella appunto del bacio.

- Sono molto grave? - gli ho chiesto io.

- Si, ma ora stai già meglio. Dirigiamoci verso il bosco delle fragole.

- Che c'entrano le fragole, oltretutto sono allergica!

- Tu non pensarci, ti ho detto di pensare intensamente a tua zia Alberta come il tuo bene più prezioso.

- Ok! - ho detto io senza indugi.

Se non avete mai visto quel bosco, sono sinceramente rammaricata per voi. Ci siamo seduti di fronte ad un cespuglio pieno di fragole, grosse, rosse, succulente. La terapia prevedeva che io imboccassi lui, e lui me. Abbiamo mangiato tante fragole, e la mia allergia pareva sparita. Anche noi, talvolta parevamo spariti dietro quel cespuglio, la lezione continuava anche sdraiati, accanto, accanto: dovevamo guardarci negli occhi, e poi tutto doveva accadere da sè.

- Cosa? Gli chiesi io...

- Lo vidi cosa doveva accadere, e fu così piacevole, così terapeutico, da non credersi.

Il Dott.Smith era il più bell'uomo che avessi incontrato in tutta la mia vita, il più dolce, il più sensuale, il più romantico, il più buono con me, in assoluto.

- Qual'è la prossima terapia? - ho chiesto io stiracchiandomi nell'erba, con una sensazione meravigliosa di benessere addosso.

- Ora si va a casa di tua zia Alberta - rispose lui lasciandomi con l'espressione più idiota del mondo.

- Ma come a casa della zia Alberta? Non aveva detto che non potevo uscire dalla clinica finchè non ero guarita?

- Infatti, non uscirai dalla clinica. Sarà una visita virtuale, lei neppure ci vedrà.

- E allora cosa ci andiamo a fare? Non possiamo saltare questa parte della terapia?

- Non ti permettere di dirmi cosa è meglio per te! Lo so io, solo io, e nessun altro, è chiaro?

- E' chiaro.

Mia zia Alberta abita in cima ad un monte e nessuno la va mai a trovare se non per chiederle dei soldi in prestito. Anche io ci sono andata una volta, ma è così distante, che ho ben pensato di evitarmi la fatica di riportargli i soldi, la mia salute precaria non mi avrebbe permesso uno strapazzo del genere!

Invece, con il Dott.Smith, in un istante eravamo lì. Lei era intenta a contare i suoi soldi di fronte alla cassaforte aperta.

- Ecco dove l'aveva nascosta! - dissi a voce alta.

- Questi cattivi pensieri, uniti al fatto che non hai rispettato il patto di rendere i soldi a tua zia, più la tua istintiva antipatia per lei, ti hanno fatto arrivare il doppio accidente con lo schok. Vai subito a dare un bacio a tua zia!

- Ma se è impegnatissima a contare i suoi maledettissimi soldi!

- Vai, non te lo fare dire un'altra volta.

Che sacrifici bisogna fare per guarire! In quel momento mia zia Alberta non mi sembrava più il mio bene più prezioso, ma poi pensai a quanto era vissuta sola, a quanto tutti i suoi parenti l'avessero abbandonata, (me compresa), nonostante la sua invalidità permanente. Allora non potetti che dargli un bacio e glielo diedi di cuore. D'un colpo, non eravamo più a casa di mia zia Alberta, ma ero con il Dott.Smith dentro un'enorme vasca idromassaggio, circondata di un paesaggio mozzafiato e una serie di camerieri, su di una tavola preparavano per noi una cena, una cena romantica a lume di candela.

Potete avere pranzato o cenato con chiunque, ma tutto è stato insignificante confronto ad una cena a lume di candela con il Dott. Smith! Dovete credermi! Altrimenti è inutile che continuiate a leggere! Brindammo più volte con un ottimo champagne francese, ma all'ultimo brindisi tutto mi si annebbio.

Ero ubriaca?

- Si - disse il Dott.Smith - sei decisamente ubriaca, ma non c'è niente di più terapeutico di una bella sbornia di champagne francese.

Non risposi, non ce l'avrei fatta! Ho dormito per non so quanto in un letto soffice, incredibilmente soffice, dove ero praticamente sprofondata dentro. Ma non ho mai dormito così bene in vita mia! Ma la mia cura non era finita. Nessuno mi svegliò per avvisarmi che ero pronta per un'altra fase della terapia; nessuno mi portò una colazione, niente. Semplicemente arrivò un orso bianco, enorme, e mi prese come un sacco di patate. Non avevo mai viaggiato in quella maniera, ma gli orsi sono così coccolosi, che mi riaddormentai tranquilla e serena: ero convinta di rivedere il Dott.Smith. Ma non lo vidi più, e per l'esattezza non l'ho più visto. Dove mi portò l'orso bianco? In giro per il polo nord, gli era stato ordinato dal Dott.Smith. Disse che un pò d'aria fresca mi avrebbe rinfrescato le idee. Vissi come un orso, per credo 1 anno. Aveva una bella famiglia! La moglie fu molto gentile con me, e mi divertivo molto con i loro piccoli. Avevo imparato a provvedere a me stessa, procurandomi il cibo come loro mi avevano insegnato. Ma un giorno, il Dott. Smith ordinò all'orso un'altro trasferimento, un'altra fase della terapia:

Le idee mi si erano rinfrescate anche troppo (diceva il Dott.Smith).

Salutai tutti con dispiacere.

- Ma quale sarà la mia prossima terapia? - mi chiesi mentre a cavallo di uno struzzo proseguivo verso la prossima tappa.

- Ma con mia grande sorpresa, lo struzzo mi riportò nello studio del Dott.Smith. Mi aspettava un'infermiera grassa, alta, tozza, con un'aria feroce e assassina.

- Si stenda nel lettino!

- No! - ho risposto io - Dov'è il Dott.Smith?

- Lei è pazza! Qui non c'è mai stato nessun Dott.Smith! Si stenda subito nel lettino, ho detto!

E' difficile farmi ubbidire, e di fatto non ubbidii, ma l'infermiera mi afferrò con forza il collo con tutte e due le mani, e mi mise nel lettino. Seguì un massaggio: un momento potevo vedermi con disinvoltura la schiena, e in un'altro avrei potuto mordermi una natica; ora una gamba era lì e poi era là; le braccia sono state più volte annodate, la testa girata in ogni senso, orario e antiorario. Conclusione? Ho vomitato credo parte di me stessa.

- E' bene! - diceva l'infermiera - tutto ciò è bene.

- E' bene? - dicevo io tra un conato di vomito e l'altro - Lei è pazza!!

- No, non pazza! Io essere infermiera ubbidiente!

Ma ormai ero allo stremo delle forze, dovevo pesare la metà: e avevo indovinato! Pesavo la metà di prima, quando l'infermiera mi pesò.

- L'avevo detto che ciò era bene!

- Senta ora io vorrei tornarmene a casa - ho detto io con un filo di voce rauca mezzo strozzata.

- No! No casa!

- AH!!!!!!!!!!!!!!!!!!- ho cominciato a scappare come potevo, nonostante la tremarella alle gambe.

- Ora tu ibernata in speciale frigo.

- Ma lei è una psicopatica!

- No, non psicopatica! Io essere infermiera ubbidiente!

Potetti accertarmi di persona che era davvero ubbidiente. Dopo poco ero tutta avvolta di carta stagnola e pronta per l'ibernazione. Quanto durò l'ibernazione? Non saprei dirvi. Vi posso però dire che mi risvegliai a casa mia, in camera mia, con accanto mio marito. C'era persino il gatto accoccolato ai miei piedi, e mi alzai per andare in camera dei bambini. Dormivano sereni. Era stato tutto un sogno? Tornai a letto stravolta dal ricordo delle incredibili avventure vissute. Non riuscivo a prendere sonno. Mio marito si svegliò, accese la luce, e con un fare diverso dal solito mi disse:

- Che c'è, stai male?

- No sto benissimo...

- Vieni qui con me...

Mi abbracciò teneramente e mi baciò. Mi addormentai serena, e la mia vita cambiò radicalmente da quella notte. Il Dott.Smith aveva guarito me e aveva anche trasformato la mia vita. Non mi sono mai più ammalata da quel giorno, ma so dove andare se mi dovesse ricapitare.

Rossella Usai

"Dal baule della nonna" - Copyright © 2004 - Rossella Usai.

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