GATTO STUFO

 

Cari amici,

questa è la storia di un gatto che visse tanti anni fa, di un gatto come gli altri, con la differenza che lui era "stufo". Era una caratteristica tipica di una nuova specie? Ma? Io so che per anni dopo la sua scomparsa è stato studiato dagli scienziati, onde potere capire. Capirono qualcosa? No cari amici, non capirono nulla, e anzi divennero "stufi" pure loro a furia di ricercare e ricercare, di fare studi su studi. Un bel giorno, un ragazzino di 13 anni, di fronte ad uno di questi ricercatori impegnato a studiare quel famoso "Gattostufo", gli disse:

- Io so perchè era stufo.

Lo scienziato si girò di scatto con un'aria assatanata:

- Perchè?

- Perchè era malato, e la sua è una malattia contagiosissima, non solo per gli animali ma anche per gli uomini. Se lei continuerà a cercare un preciso perchè, si ammalerà anche lei. Non c'è un preciso perchè: era un "Gattostufo", tutto qui! Quante storie che fate a volte voi scienziati!

E detto questo continuo a seguire gli allievi della classe che guidati da una maestra secca e scattante come una molla, erano in "gita istruttiva" per vedere dal vivo un laboratorio di ricerche scientifiche. Il povero scienziato, dopo quella rivelazione, pianse tutte le sue lacrime per l'emozione! Finalmente poteva tentare di scrivere la storia di "Gattostufo", e credetemi, ci provò per ben 6 mesi, accartocciando tutto quello che scriveva. Nulla! Non ci fu niente da fare. Ogni sua speranza di scrivere un best-seller circa "Gattostufo" era svanita nel nulla. Fu così che andò a fare ciò che molti fanno quando ogni speranza svanisce: si recò in un bar e decise di ubriacarsi a dovere! Ma nello stesso bar c'era quel ragazzino, proprio quello che 6 mesi prima gli aveva svelato la verità su Gattostufo.

- Chissa poi se era vero? - si domandava lo scienziato bevendo come una spugna.

Ma ecco che il ragazzino lo riconobbe e si avvicinò a lui.

- Ma che fa? - chiese guardando quell'uomo dall'aria già decisamente ubriaca.

- Mi prendo una bella sbornia, a te che ti frega?

- Oh, nulla! Ma vedete io a casa ho un discendente di Gattostufo, e anche lui ha la stessa malattia. Ma lei è troppo ubriaco, non so neppure perchè glielo ho detto!

- No, no! Hai fatto bene. Portami da lui!

Ma il ragazzino era di indole bizzosa e gli disse un bel "NO" nella faccia andando via dal bar a gambe levate. Da quel momento in poi nessuno seppe più nulla del povero scienziato, mentre giornali, riviste, televisioni, case editrici, tempestavano di chiamate il povero ragazzino. Ma lui, che non aveva intenzione di mostrare il suo Gattostufo, non volle avere a che fare con nessuno di loro, e non ci fu verso! Ma un bel giorno, fu Gattostufo stesso a decidersi. Stufo di essere figlio di Gattistufi, ossessionato dalla sua malattia ereditaria, era pronto a sfogarsi e a raccontare ogni cosa. Lo confidò al suo amico, il suo giovane "padroncino". Lui era un gatto, e si sa che i gatti non parlano, ma come prima rivelazione devo dirvi che un vero Gattostufo parla. Insomma ecco cosa successe: venne fissato un appuntamento da un redattore di un noto quotidiano. Nell'intervista Gattostufo gli avrebbe raccontato tutto, ma proprio tutto, promise... Un'unica clausola. Avrebbe concesso l'intervista solo alle isole Hawai, spesato di tutto per il viaggio, lui e il suo padroncino. Il redattore ingollò questo boccone amaro, non sapeva come l'avrebbe presa il suo capo, ma era certo che non c'era scampo: dovevano accettare altrimenti l'intervista sarebbe passata alla concorrenza. E' così che Gattostufo si preparò insieme al suo padroncino per un viaggio meraviglioso, un viaggio che lui aveva sognato da sempre, e che anche i suoi antenati avevano sognato, ma che non avevano potuto realizzare.

Un bel giorno, all'albergo in cui alloggiavano Gattostufo e il suo padroncino, arrivò il redattore con tutta l'attrezzatura per fare un'intervista da "Scoop"! Gattostufo pareva già stufo, solo vedendo il redattore, ma poi, accomodato su di una poltrona, rilassato dalla sua musica preferita, satollo come un re (i pasti erano abbondanti e ottimi), incominciò a dire:

- Da dove devo incominciare?

- Ma dall'inizio, la prego, Sig. Gattostufo! - disse il redattore con un fare accanito.

- Proprio dall'inizio, devo raccontare tutta quella nenia?

- Si, la prego... - continuava supplichevole il redattore.

- Ok! L'avete voluta voi. Non posso che iniziare a raccontarvi del primo Gattostufo della storia: il mio più antico antenato. Era un gatto come gli altri prima di diventare un Gattostufo. Ma purtroppo per lui finì nelle mani di una Stregatta.

- Una Stregatta? E cos'è - chiese il redattore scrivendo il tutto, senza perdere una virgola.

- Senta se non sa neppure cos'è una Stregatta, io credo che lei sia un'incompetente e non sia in grado di intervistarmi.

- La prego, Sig. Gattostufo, il fatto che io non sappia cos'è una Stregatta non vuol dire nulla, e poi prometto di ascoltare con interesse e apprendere con altrettanto interesse.

- Ok! - disse Gattostufo con un'aria annoiata - Allora: dicesi Stregatta una donna di circa mezza età, dall'aspetto ripugnante, dall'alito stomachevole, dal carattere volubile e stravagante...

- Ma lei sta praticamente descrivendo una semplicissima strega! Nulla di nuovo! Le assicuro che questo non interesserà molto al giornale...- disse il redattore un pò seccato.

- Esca subito da questa stanzaaaa!!!- disse Gattostufo come una furia.

- Mi scusi, non credevo, non pensavo...

Ma sta di fatto che il redattore venne buttato fuori dalla camera, con una buona dose di graffi nel viso. Gattostufo era veramente in collera! Ci volle del bello e del buono per calmarlo! Ma si sa che i giornalisti non mollano, ed il giorno dopo tornò, pentito, pentitissimo, disse.

Allora Gattostufo continuò:

- Allora: dicesi Stregatta una donna di circa mezza età, dall'aspetto ripugnante, dall'alito stomachevole, dal carattere volubile e stravagante....ma dal cuore d'oro! Ogni Stregatta, di solito è ripugnante, stomachevole, volubile e stravagante, ma a volte ce ne sono alcune che non sono affatto così, ma sono bellissime. Ecco al mio antenato capitò di vivere in casa di una dell'ultimo tipo descritto. Purtroppo l'ultimo tipo descritto ha un piccolo difetto: è schizofrenica!

- Oh! Ma allora era meglio la prima delle Stregatte descritte! - disse il redattore.

- Ma guarda che cretino, che mi ha inviato la redazione!! Ma è logicissimo che era meglio la prima! La seconda era convinta che il suo gatto fosse misterioso, che avesse una mente soprannaturale, che sapesse calcolare meglio di un matematico quale posto riuscisse a mandare in tutte le furie la Stregatta se lui ci saliva sopra. Ma non solo, lo seguiva strisciandogli dietro, per scoprire se vedesse entità che a lei non era concesso vedere, cercava, si sforzava di capire...

Non riuscendo a capirci un bel tubo, decise di provare delle nuove strategie: chimiche, con degli strani intrugli, medicinali (inventati da lei) purchè lui potesse esprimerle la sua anima, e infine una serie di esercizi di ginnastica da lei inventati. Niente, alla fine giunse solo a scoprire una per lei tragica realtà: un gatto è un gatto e niente altro. Si fermò solo a questa considerazione e mise fine ai suoi giorni in modo tragico: mangiò una pentola intera di minestrone di fagioli. Morì sul colpo!

Il mio povero antenato divenne un Gattostufo da quel giorno in poi, solo per un motivo: la Stregatta era giunta a capire tutti quei misteri che era convinta avesse il suo gatto, proprio quando disse: un gatto è un gatto e niente altro!

- Io non ci capisco nulla! - disse il redattore grattandosi quei tre peli che aveva in testa.

- Ma guarda che cretino mi ha inviato la redazione! Ecco ho deciso che a lei non racconterò più altro, le mostrerò la foto del mio povero antenato.

Non era bello, ma consideri che ha bevuto tanti di quegli intrugli, che è stato allungato e accorciato come una fisarmonica, e che ha soprattutto sopportato una Stregatta del peggiore tipo.

Fu così che Gattostufo e il suo padroncino, terminata la vacanza, tornarono a casa.

Venne pubblicato nel quotidiano un articolo dedicato all'antenato dell'attuale Gattostufo, e pareva che la cosa finisse lì.

Ma invece, un giorno il telefono squillò di nuovo: questa volta era proposta un'intervista da una celebre rivista per soli gatti e gattofili.

- NO! A loro non racconto nulla! - disse Gattostufo.

E invece venne convinto: l'intervista sarebbe stata fatta a New York, in un lussuosissimo albergo da stramiliardari.

E' così che Gattostufo vide per la prima volta una delle metropoli più belle del mondo, ma un giorno arrivò il redattore della rivista:

- Senta, almeno lei, lo dica subito se è un cretino come quell'altro.

- Spero di non esserlo...disse il redattore mite come un agnellino.

- Ok! Inizio: il mio povero antenato ebbe la sfortuna di trasmettere la sua malattia anche alla sua compagna, e purtroppo, siccome sulle femmine ha un effetto ancor più orribile, essa parlava e parlava, giorno e notte, senza mai chetarsi.

Il mio povero antenato, talvolta si distraeva:

- Oh! Che fai ma non mi ascolti? - diceva lei.

E' così che tra una chiacchierata e l'altra, forse per svagarsi, il mio antenato si dette molto da fare: ben 12 figli rallegrarono la famiglia. Erano tutti sani, ma a furia di abitare con un Gattostufo e con una Gattastufa svilupparono in maniera errata il loro sistema uditivo.

- Oh! Che orrore! - disse il redattore, mentre Gattostufo gli mostrava la foto di uno di quei 12 gatti.

- Oh! Che orrore? Io dovrei dirlo a lei: oh, che orrore, ma si è mai visto allo specchio?

Inutile dirvi che anche questo redattore fu buttato fuori dall'albergo, con il viso tutto graffiato!!

Gattostufo proseguì tranquillo la vacanza con il suo padroncino e si divertirono tanto.

Ma dopo questi due viaggi Gattostufo, fu veramente stufo di viaggiare, e stufo di redattori, ma non era affatto stufo dell'idea di apparire in televisione.

Fu così che venne invitato come ospite in una famosissima trasmissione televisiva: viaggio, taxi, albergo di lusso, TUTTO PAGATO!

La mattina, un taxi venne a prendere il ragazzino con il suo Gattostufo e vennero portati direttamente dentro gli studi televisivi: che esperienza! Gattostufo era molto emozionato quando tutti i riflettori erano puntati verso di lui e sapeva di essere in diretta televisiva.

Cavi amici - incominciò la presentatrice - abbiamo con noi un ospite vevamente vavo.

- Ma che ... dice? - sussurrò in un orecchio Gattostufo al suo padroncino.

- Ha un piccolo difetto di pronuncia - gli rispose il ragazzino, mette la v al posto della r, ma lo fa apposta per essere più aristocratica, non farci caso!

- Ok! - rispose Gattostufo.

- Abbiamo faticato molto pev convincevlo a venive da noi, ma eccolo: GATTOSTUFO è qui!

Seguì una serie di applausi, e la conduttrice un pò si inchinava a ringraziare verso il pubblico e un pò verso Gattostufo.

- Ma ci vacconti cavo! - disse poi la conduttrice sedendosi accanto a lui su quel lussuoso divano.

- Mi ci proverò - disse Gattostufo.

- Questa volta la storia è triste, stento a raccontarvela - disse Gattostufo con gli occhi lucidi.

- Ma no, cavo, si faccia covaggio, noi tutti qui l'amiamo e la stimiamo e la ammiviamo!

- Mi immagino... ma vedete - continuò Gattostufo - solo uno di quei 12 Gattistufi sopravvisse: Gattomalinconico, di cui ho una foto.

- Oh, che cavo, o che tviste, o che soffevenza nei suoi occhi! - disse la conduttrice.

- Avrebbe sofferto anche lei se avesse passato quello che ha passato lui! Solo e senza i suoi fratelli, si sentiva perduto. Trovò una compagna ma morì schiacchiata da un treno...

- Che disgvazia! - disse la conduttrice - ma ora passo la linea alla pubblicità.

Nel momento in cui non erano più in diretta, e trasmettevano la pubblicità, Gattostufo fu sul punto di saltare al collo di quella conduttrice, per conciarla per le feste, ma non fece in tempo: erano nuovamente in diretta.

- Gattostufo, pev chi non avesse seguito dall'inizio, è il nostro ospite d'onove di oggi - cominciò la conduttrice - ci deve vaccontave la sua espevienza...

- Mi viene da vomitare - disse gattostufo in un orecchio del suo padroncino.

- Fatti coraggio! - gli rispose lui.

- Allora, vi raccontavo di Gattomalinconico. Sua moglie morì come vi ho descritto, il suo migliore amico morì di crepacuore, poichè se la intendeva segretamente con la moglie di Gattomalinconico. E' comprensibile che anche lui decidesse di mettere fine ai suoi giorni. Ma mentre si dirigeva verso il bosco per impiccarsi, conobbe una bella gattina bianca, che aveva un unico difetto: era zoppa. Gattomalinconico, la sposò ed ebbero subito tanti figli. Purtroppo morirono quasi tutti, per svariati motivi, solo 1 è sopravvissuto: mio padre. Mio padre era un originale Gattostufo.

- Ma guavda che stovia tviste! E ova tuo padve dovè? - chiese la conduttrice.

- E chi lo sa, quel vecchio ubriacone, pur di non farsi beccare dagli scienziati gira il mondo a chiedere l'elemosina con un occhio bendato.

- Ma no! - disse la conduttrice - tuo padve, dopo estenuanti vicevche e QUI!!!!!!!!

E' difatti entrò in scena il padre di Gattostufo, e fu un momento strappalacrime per tutti, anche per Gattostufo.

Da quel giorno vissero felici e contenti, pare...

HOME

Ideato, progettato, realizzato da Rossella Usai

Disegni, testi, web designer Copyright © 2004 di Rossella Usai

"Dal baule della nonna" - Copyright © 2004 - Rossella Usai.

All right reserved and is not to be copied in any form.

 




it's Hobby!