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Cenerentola, non abita più qui, favola raccontata da Cenerentola ormai nonna. di ELISA MAZZA La storia di Cenerentola ormai si conosce. E fino alla mezzanotte tutto va bene con la magia e la fantasia e l’amore, ma forse il dopo alle 24 e un tocco, quello che è il seguito, potrebbe cambiare e questo non lo narra mai nessuno. Dopo il ballo, la Principessa perde la scarpetta, fugge, e scappando si ritrova negli abiti di Cenerentola, in mezzo ad una strada, nel buio della notte e sola. Rientra a casa felice, innamorata, si corica e sogna e rivive, addormentandosi, tutta la meraviglia delle ore che ha vissuto. E il Principe? Lui è rimasto alla festa, con la scarpetta tra le mani, la scarpetta che rappresenta l’unico legame ormai con la donna che quella sera ha preso il suo cuore. E la festa continua, presenti sono anche le sorellastre di Cenerentola e tutte le altre ragazze della Corte. Fa parte del suo dovere di Principe Azzurro sorridere e fare ballare le fanciulle e così continua la festa fino al mattino. Certo nella sua testa c’è sempre il ricordo di lei, ma la stanchezza è tanta e quando si corica, è troppo stanco sia per ricordare che per sognare. Quando si sveglia, il giorno dopo, il sole è già alto, ci sono tante cose da sbrigare, cose importanti, impegni di Corte. La scarpetta è là appoggiata su di un cuscino di raso e là rimane. Anche la sera seguente il Principe deve seguire il cerimoniale: feste, ospiti, la sua vita è così piena, organizzata e nessuna cosa può essere lasciata al piacere o al caso. Giorno dopo giorno e notte dopo notte il ricordo della sua bella compagna di ballo, affievolisce e solo mentre attarda lo sguardo sulla scarpetta di cristallo, sempre appoggiata sul cuscino di raso, un sorriso gli piega le labbra e un raggio di serenità percorre il suo cuore. Ma passano i giorni e passano le notti, il Principe finisce con lo sposare una delle sorellastre di Cenerentola; non certo per amore ma è la soluzione migliore per le finanze dello Stato: la sposa possiede un’ingente dote. La scarpetta di cristallo finisce in un armadio della camera da letto del Principe, che dorme solo. Non è felice, ma la felicità è forse di questo mondo? Quando la tristezza lo avvinghia apre il suo cuore ed un’anta dell’armadio dove troneggia, al posto d’onore, una scarpetta di cristallo. E Cenerentola? Cenerentola è ancora bella e serena, vestita dei suoi soliti stracci ha passato giorni molto tristi e bui: considerata da tutti un po’ strana, perché parla sempre di una notte, di una zucca trasformata in carrozza e di topi trasformati in cocchieri...e aspetta, parlando di un Principe che è sicura che prima o poi tornerà. Un giorno però si sofferma sullo sguardo strano con cui la osservano i vicini, un lampo di rabbia si accende dentro di lei e finalmente da vittima si trasforma, ultimo guizzo di orgoglio che la assale, in una ostinata caparbietà di salvezza. Cerca lavoro e se ne va da casa, oramai reale godimento della matrigna, si iscrive a dei corsi serali: l’attesa è finita e incomincia una vita normale piena di impegni e di realtà. Valuta che la nascita in una famiglia agiata le è servita a poco; Un buon padre, anche, dato che se ne è andato troppo presto; La fortuna di aver incontrato il principe azzurro è stata molto fugace. La sua vera ricchezza è stata in realtà la fantasia che legata all’ intelligenza e a tanta costanza, per il resto della vita, ha avuto il potere di risollevarla dai momenti neri, fino alla conquista del suo posto, reale, nel mondo: questa Cenerentola è diventata una scrittrice! E' tutte le altre? Elisa Mazza
STORIA ... DEL CAVOLO C’era una volta in una pianura fredda, grigia e sconfinata, un campo di cavoli. Erano tutti in fila uno dietro l’altro, come tanti soldatini, rigidi e raggelati dal gelo della bruma che nascondeva tutto e tutti, tanto che in certi giorni non riuscivano nemmeno a scorgere il fratello vicino.Era una condizione veramente triste di vita e quindi cercavano almeno di godere della compagnia e della vicinanza fra di loro... Uno però era diverso da tutti, non aveva la bella forma tonda e soda dei suoi fratelli ma era oblungo e bitorzoluto, ovale e grosso come un palloncino di gomma, per cui era soprannominato Pancia. Questa diversità non serviva certo a facilitare il suo stato e quindi si sentiva molto triste e solo. Mentre i suoi fratelli ridevano e scherzavano, aveva imparato ad osservare molto tutto quello che lo circondava. Sognava le alte vette che vedeva in lontananza e, all’alba aspettava che si illuminassero della prima luce, per iniziare il suo giorno, fantasticando il vento e l’aria tersa che doveva percuotere le loro valli. Una mattina, molto più triste delle altre, in cui le gocce di brina che si erano fermate nella rugosità delle sue foglie, e si erano trasformate in gelidi ghiaccioli, durante il freddo della notte, aprì gli occhi svegliato da dolori fortissimi che gli irrigidivano tutte le foglie. Qualcosa stava lacerandolo all’interno come se qualcuno cercasse un tentativo per uscire. La paura per il povero Pancia ad un certo punto fu più forte del dolore, si guardò intorno per chiedere aiuto, ma tutti i suoi fratelli stavano ancora dormendo, era solo tra tutti. Quando ormai il panico aveva raggiunto il massimo tanto da scaldare al punto le sue foglie e far sciogliere i ghiaccioli che incominciavano a trasformarsi in gocce di... lacrime che lo percorrevano..nel silenzio e nel buoi della pianura. Si alzò, ad un tratto, alto, un vagito...ecco eri tu: così sei nato, tra le foglie di un cavolo! Le cose che sembrano diverse e brutte, molte volte nascondono all’interno delle meraviglie; usa sempre la pazienza per riuscire a scoprirle. Elisa Mazza
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Testi ed illustrazioni di Elisa Mazza
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