|
IL CIRCO DELLE PULCI Premessa Prima di iniziare a raccontarvi questa favola, devo prima descrivervi ciò che l'ha sollecitata nella mia fantasia. E' stata semplicemente la realtà! Infatti, nella mia famiglia era nata (per caso) una piccola discussione circa l'esistenza o meno del circo delle pulci. Mio marito sosteneva si trattasse di illusionismo, di giochi di prestigio, mia madre invece credeva come me che fosse esistito davvero. Ebbene si! Cari amici, in una vecchia enciclopedia di mio nonno, ho trovato un interessantissimo testo che descriveva come, nell'epoca in cui pulci, cimici e pidocchi formavano un trio onnipresente nelle case umane, ci fu qualcuno che ebbe l'idea di addomesticare le saltabeccanti creature per mostrarle poi a scopo di lucro, così come si mostravano nei baracconi da fiera scimmie, cani, gatti ed altri animali. Sempre nel testo, corredato di alcune foto d'epoca, si legge che tale circo trovò subito ampio consenso! Continua poi nel descrivere come si addomesticano le pulci, avvisando subito che ci vuole una notevole pazienza. Le brune bestiole, prima di essere usate nelle rappresentazioni, devono perdere l'abitudine innata di spostarsi a salti. Venivano pertanto rinchiuse in scatolette larghe, ma bassissime, in modo che nel tentativo di saltare le pulci stufe di cozzare contro le pareti della scatola, perdessero l'abitudine (almeno parzialmente) di saltare. Insomma finivano con lo spostarsi solo camminando! Domate in questo modo, venivano poi legate con fili esilissimi e rigidi, indi attaccate a minuscole carrozze, tricicli... Non ci credete? Leggete allora questa storia, e non mancate di visitare il sito che ho segnalato in fine favola! A quel punto non potrete che esserne certi!
Questa, vi avviso, non è una favola. Questa non è fantasia, nè invenzione di chi ha tempo da perdere, è semplicemente una storia vera. - Una storia vera? - chiederete voi, forse già annoiati in partenza. - Si, una storia vera - vi rispondo subito io - vera davvero. E' una di quelle storie vere senza tempo. Si sa che si tratta di fatti accaduti veramente, ma non c'è più nessuno dei protagonisti che l'anno vissuta a raccontarceli di persona. E' una di quelle storie che, si tramandano di padre in figlio, di generazione in generazione. Si, forse talvolta è successo che magari qualcuno vi abbia aggiunto un tocco di fantasia, tanto i veri protagonisti non potevano più prendersela a male, ma vi assicuro ancora che è una storia vera. Come tutte le storie vere, non inizia in un castello fiabesco. Niente principi, nè principesse; assoluta mancanza di fate e gnomi. Non troverete streghe cattive, e neppure maghi distratti. Non ci saranno incantesimi, nè ranocchi trasformati in principi. Per dirvi insomma la verità, c'è solo una bambina di 9 anni e una vecchia casa, umida e malsana. La bambina non ha un nome fiabesco, ma uno piuttosto comune: Anna. Non è succube di matrigne, nè affidata a delle svampite fate, è semplicemente la sesta di ben 8 figli che sua madre aveva avuto la forza di mettere al mondo. La casa era praticamente composta da una grande camera con un caminetto per riscaldarla, e per preparare da mangiare. La povertà era tutto ciò che avevano, ma in essa riuscivano a trovare comunque la speranza. Anna aveva gli occhi color del cielo, sognanti e profondi. Rilegava i suoi capelli biondi in due trecce e aveva un visetto sbarazzino. Il suo fisico era però esile, e purtroppo era spesso malata. Niente giochi. Erano troppo poveri per averne. Ma la sua vera passione era nascosta a tutti. Nessuno sapeva che Anna aveva in quella piccola stanza un segreto. - Un segreto? - chiederete voi. - Si cari, un piccolo segreto, un piccolissimo allevamento di pulci. Quando la mamma il pomeriggio andava nel bosco a fare legna e le raccomandava di badare ai due fratellini più piccoli, lei correva nel suo angolo. Lì era la più felice del mondo. L'allevamento, si racconta, pare fosse di circa 10 pulci. Ad ognuna Anna aveva dato un nome, ma le preferite erano 3: Pulcella, una giovane pulce, Pulgino, più piccolo di lei, e la loro zia Pulcide. Gli altri membri dell'allevamento, avevano deciso di unirsi al gruppo spontaneamente. Quei tre pareva la sapessero lunga sul fatto di trascorrere le ore della giornata in modo divertente. Non erano unicamente occupate, come loro, a cercare il sangue che più si confaceva ai loro gusti, ma tutt'altro. Niente sangue, se proprio non se ne poteva fare a meno, una lunga passeggiata al mattino, salutare, diceva zia Pulcide. Percorrevano tanta strada, rigorosamente senza balzi, fino al davanzale della finestra. - Respirate, respirate profondamente - ordinava Zia Pulcide. - Zia io ho fame - brontolava come sempre Pulgino - posso fare un saltello sul gatto? - Come ti permetti di farmi una simile richiesta? - rispondeva irritata zia Pulcide - Quante volte vi devo raccontare che i vostri genitori sono stati sterminati proprio saltando su uno di questi animali? - Ma non era un cane? - chiedeva in questi casi Pulcella. - Cane o gatto morirono...lo volete intendere? E' rischioso. So io come nutrirvi. E detto questo iniziavano subito un pic-nic "montano" diceva zia Pulcide. Nessuno ha mai saputo di cosa si nutrissero, ma la storia dice che nessuno ha mai visto tre pulci più sane di loro. Nel pomeriggio, zia Pulcide, metteva Pulcella e Pulgino a dormire. Così credeva lei, e si distendeva tranquilla all'ombra per riposarsi. I due, invece, appena la sentivano russare profondamente, si alzavano zitti, zitti e cominciavano a giocare a chi saltava più veloce e più lontano. Pare inventassero giochi di ogni tipo in quel davanzale. Rigorosamente alle 5 del pomeriggio, c'era la merenda, e poi la lezione. Zia Pulcide aveva con sè una piccola lavagna portatile. Ogni giorno incominciava una delle sue meravigliose lezioni, e i suoi allievi nel frattempo, se la ridevano a crepapelle. Non è che fosse ignorante, ma aveva un modo così buffo di insegnare! Fu proprio per assistere alle sue lezioni che anche le altre 7 pulci decisero di unirsi al gruppo. La classe divenne veramente chiassosa, e zia Pulcide incurante, continuava a leggere con enfasi le poesie, e a recitare persino "Shakespeare". L'arte e il sapere erano la sua vera passione. Terminata la lezione, il vivace e allegro gruppo, scendeva a "valle" diceva Zia Pulcide. Cantavano canzoni allegre, e naturalmente zia Pulcide guidava il gruppo. Fu in uno di questi giorni che Anna li incontrò. Si capirono subito, non chiedetemi perchè. La stessa domanda sarà già stata fatta chissà quante volte al narratore di questa incredibile storia vera. Cosa rispose? Nessuno lo sa, e nessuno ha riportato notizie a noi circa questo curioso fatto. Tutti, fino ad oggi, hanno saputo che andò davvero così. Si intesero subito e fecero grande, anzi grandissima amicizia. Zia Pulcide, allineò tutta la classe, e organizzò subito un trasloco generale sotto il letto di Anna. Non volevano dividersi ora che si erano trovati! Quella sera, la sotto, zia Pulcide ebbe molto da fare. Convincere le 7 nuove pulci a non passare la notte nel cane, era difficile. Consultò il suo libro di psicologia, e preparò una deliziosa, si narra, cenetta. Il gruppo fu unito e perfettamente convinto, da quella sera. Così credette sempre zia Pulcide. Quando zia Pulcide stanca della giornata, crollava in un sonno profondo, iniziava il bello. Anche Anna, approfittando del fatto che tutti dormivano, scendeva sotto il letto. Che feste! Si narra durassero almeno due ore. Cosa facessero? Anche questo fa parte dei misteri delle storie vere. Il mattino Anna si svegliava felice, felice come non mai. Mangiava con più appetito, e tutti notavano in lei un cambiamento. Seconda parte Quello che accadde in seguito, cari ragazzi, ha dell'incredibile. Le storie vere sono piene di sorprese, e dunque anche in questa avrete di che rimanere a bocca aperta. Anna, vi dicevo, era felice, felice come non mai. Un giorno le balenò un'idea nella testa. L'idea era scaturita da un suo desiderio, il desiderio di vedere il circo. Ma il biglietto costava troppo, e lei tutte le volte si doveva accontentare di vedere i bambini gioiosi entrare nel circo, per vederli poi uscire tutti entusiasti, chi con il gelato, chi con i pop-corn, chi con lo zucchero filato. C'era sempre qualche bambino che usciva dal circo mezzo strascicato, perchè voleva rivedere lo spettacolo, e la nostra Anna, moriva dalla gran voglia di vederlo. Una sera mentre si divertiva sotto il letto con le sue pulci, ebbe l'idea. - Quale idea? - chiederete voi curiosi. L'idea di farsi un piccolo circo. Ne parlò con le sue pulci. Zia Pulcide, che voleva già molto bene ad Anna e avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei, si racconta fosse stata subito d'accordo. Il circo delle pulci sarebbe stato una realtà. Tutti erano molto emozionati, specie Pulgino. Le brune bestiole saltatrici, si organizzarono nei dettagli sotto l'abile guida di Anna. Zia Pulcide, per l'occasione, sospese le passeggiate fino al davanzale, e durante le lezioni trattava unicamente l'argomento "circo delle pulci". Si vantò all'improvviso di essere espertissima sull'argomento. Nessuno ha mai saputo se era vero, ma zia Pulcide cominciò a dire: - Vi ho mai parlato di mio prozio Pulginnico? - chiese loro. - No zia, non l'abbiamo mai sentito nominare, per la verità - rispose Pulgino. - Ma come? Era famosissimo ai suoi tempi! Era il migliore del circo, grande atleta e perfetto ginnasta - disse zia Pulcide con entusiasmo. - Sarà... - continuò Pulgino con un'aria incredula. Ma si racconta, che zia Pulcide non si perse d'animo, e ogni giorno ripeteva la solita tiritera prima degli esercizi di ginnastica: - Ai tempi di mio prozio Pulginnico, non distraetevi è molto importante, vi fu chi ebbe l'idea di addomesticare un piccolo gruppo di pulci, per mostrarle poi a scopo di lucro, così come si mostrano nei baracconi da fiera le scimmie, i cani, i gatti e altri animali mentre compiono esercizi. L'addestramento era però barbaro e crudele. Mio prozio Pulginnico, lo costrinsero a perdere l'abitudine di saltare. Povero zio! Venne rinchiuso in una piccolissima scatola. Lì fu lasciato per diverso tempo. Zio Pulginnico che era un'atleta, lì dentro provò a saltare come faceva sempre, ma stanco di cozzare contro il soffitto e le pareti della cella, perse parzialmente le sue abitudini acrobate e finì per muoversi solo camminando. Fu un'umiliazione senza pari. Ma i suoi tormenti non erano finiti, e la sua schiavitù non era che all'inizio. Domato in questo barbaro modo, venne legato a fili esili ma rigidi, e attaccato poi a piccole carrozze, talvolta a tricicli, oggetti e strumenti svariati. Nel tentativo disperato di fuggire, zio Pulginnico, faceva muovere le vetture alle quali era stato attaccato, e talvolta con il suo movimento, tirando i fili, determinava lo sparo di un piccolo cannoncino. Solo a fine giornata, era ritemprato da tante fatiche e umiliazioni. Veniva posto sul braccio del suo domatore, e poteva liberamente succhiare quanto sangue voleva. Anna si emozionò molto al racconto della triste storia di zio Pulginnico, e giurò e rigiurò, che mai e poi mai lei sarebbe stata tanto crudele! Nei giorni seguenti, gli allenamenti iniziarono. Anna, con una pazienza encomiabile, costruì un piccolo triciclo e una minuscola attrezzatura da circo. Un pomeriggio decise. Si recò al circo e chiese di vedere il proprietario. Si era portata dietro tutto il suo piccolo circo e i suoi atleti erano molto emozionati. - State calmi - diceva Anna - andrà tutto bene! Il padrone del circo, cari ragazzi, quando Anna le disse che voleva mostrargli il suo circo di pulci, pare che rise tanto da avere un malore. Ma nulla poteva fare cambiare idea alla nostra Anna. Mentre lui veniva soccorso e steso su di un letto, lei svelta organizzò il suo circo su di una comodina, e con molta professionalità dette inizio allo spettacolo. All'inizio, il padrone del circo non badò a lei, ma poi si volse e rimase stupito ed incantato da tanta bravura. - Queste pulci fanno meglio di voi! - disse rivolto ai due uomini che lo avevano soccorso - Sei assunta nel mio circo. Lo spettacolo inizia alle 21 e tu sei già in ritardo. Corri a farti preparare dalla costumista. Cari ragazzi, ecco, vedete avevo ragione! Le storie vere hanno sempre dei colpi di scena autentici, di vera commozione. Zia Pulcide pianse tutte le sue lacrime pensando alle fatiche di suo prozio, e chiese ad Anna di potere chiamare "Circo di Pulginnico" il loro spettacolo. Anna ne fu lieta ed orgogliosa insieme. Quella sera, nel circo si videro molti spettacoli mozzafiato: gli acrobati, i giocolieri, le tigri, ma nulla emozionò come il piccolo "Circo di Pulginnico". C'era un silenzio da non sentire una mosca. Tutti gli occhi erano puntati allo spettacolo delle pulci ammaestrate. Le brune bestiole si rivelarono un vero talento. Gli applausi furono interminabili, il successo fu strepitoso! In pochi mesi, il "Circo di Pulginnico", era più richiesto del migliore atleta del circo. Anna cominciò a guadagnare un bel pò di soldini, e la sua famiglia potette trasferirsi in una casetta più dignitosa. Suo padre, orgoglioso della figlia, lo aiutò a costruire un favoloso circo, bello come non se ne era mai visti: minuscoli carretti, vetture, tricicli, giostre, cannoncini. Le pulci erano entusiaste. Divennero parte della famiglia, e il padre di Anna costruì loro una splendida villa in miniatura. Erano le pulci più felici e fortunate del mondo. Pare, cari ragazzi, che nessuno a memoria d'uomo ne abbia mai viste di meglio sistemate. Ma purtroppo, nelle storie vere, non va sempre tutto bene. Spunta sempre fuori un cattivo, un vero cattivo, di quelli che fanno paura più delle streghe e dei maghi. Terza parte Anna in quel periodo, arrivata alla sera, prima di addormentarsi sognava ad occhi aperti. Immaginava tutti i suoi sogni realizzati. Non bramava ricchezza, ma un benessere generale della famiglia. Immaginava di potere studiare, e di potere andare all'università. Le sue pulci le avrebbero concesso tutto questo, lo sperava fin dal profondo del suo cuore. Anna era una bimba semplice, ingenua, non riusciva a concepire il male. Oggi, queste che allora venivano chiamate doti, talvolta vengono interpretate per stupidità, e chi le possiede viene definito un malaccorto. Ma le storie vere insegnano sempre qualcosa, ed è così che anche in questa, capirete come molti altri ragazzi prima di voi, che è importante avere un cuore semplice, comunque, ed in ogni circostanza della vita. Anna, per tornare dunque alla storia, sognava ad occhi aperti. Ogni sera al circo era un successo. Un giorno, il padrone del circo, che era un uomo tutt'altro che buono, chiamò Anna per "accordi più precisi", come li definì lui. Aveva ormai capito che il piccolo circo di Pulginnico, era per lui come una miniera d'oro, e non voleva farselo sfuggire, nè avrebbe permesso che Anna fosse assunta dalla concorrenza. Anna andò da lui serena e fiduciosa. Amava già tutti al circo, erano così gentili con lei! - Vieni, cara Anna - disse il padrone del circo - entra, hai con te anche le tue pulci? - No signore, le ho lasciate in custodia a mio fratello Gilberto che le sta allenando. - Bene, bene - continuò il padrone del circo - vieni qui cara, siediti. A questo punto, la storia si è sempre raccontata con serietà, perchè quel giorno fu l'inizio di tanti guai per la nostra Anna. Tanti guai davvero, che lei non credeva neppure che potessero esistere. Il padrone del circo, cari ragazzi, tirò fuori una specie di contratto. Anna non sapeva neppure cosa fosse. - E' un accordo che faccio sempre con quelli che lavorano per il mio circo. Non con tutti, per dire la verità, solo con i migliori. Tu sei in assoluto la migliore, carissima Anna. Se firmi questo foglio, sarai con noi, sarai una di noi. Anna firmò subito. Si sentiva grande tutto in un colpo. Poteva pure firmare un documento importante! Era ormai certa che i suoi sogni si sarebbero avverati! Quarta parte Quello che capitò dopo quel giorno, è talmente triste che stento a raccontarvelo, come ogni narratore di questa storia vera prima di me. Dal momento in cui Anna ingenuamente firmò quel contratto, la sua vita e quella della sua famiglia mutarono radicalmente. La causa principale fu l'ignoranza e la miseria. - Con questo contratto sua figlia mi ha ceduto le sue pulci, e ha dato la piena disponibilità nel continuare a fare lo spettacolo nel mio circo, ovunque io vada - disse il padrone al padre di Anna. Il padre non sapeva leggere, e non poté fare niente, oltre che supplicare e disperarsi: - La prego, non distrugga questa famiglia, Anna è mia figlia...lei non può... - Ah! Ecco l'ingratitudine! Quando vi ho anticipato mesi di lavoro, vi è andata bene, e ora non volete collaborare? Rendetemi tutta la somma allora! Altrimenti vi faccio arrestare! I debiti si pagano! - disse il padrone del circo con occhi infuriati. - Non posso! Non posso! - si disperava il padre. - Allora, caro socio, non fare tante storie! Anna starà via solo qualche mese, e credimi diverrà una professionista, una vera artista di circo. - Una vera artista di circo? Io volevo studiasse! Questo era per lei solo un passatempo... - Un passatempo? Ma se vivevate in miseria prima! E' grazie alla mia generosità, che ora vivete più dignitosamente! Solo io potevo accettare vostra figlia; una bambina sciocca con un pugno di pulci! Ma sono buono, e ho voluto aiutare una famiglia nel bisogno. Ho pensato di insegnarle un mestiere... Il discorso continuò così, su questi toni da parte del padrone del circo, e con una disperazione sempre crescente da parte del padre di Anna. Era ormai passato un anno da quel giorno. Anna era crescita ed era una ragazzina davvero graziosa. Non aveva perso il suo sguardo dolce e sognante e la grazia dei movimenti, ma in lei si notava che soffriva di nostalgia, una nostalgia che stava poco alla volta diventando una malattia. Dei suoi genitori, le era stato raccontato che stavano bene, che ricevevano regolarmente la sua paga mensile, ma lei non aveva mai loro notizie, una lettera, nulla! Il padrone del circo, non le permise neppure di salutarli! Dopo la firma di quel contratto, le aveva offerto una bevanda con uno strano sapore, e poi non ricordava più nulla. Da quel giorno aveva capito solo una cosa. Se non voleva che la sua famiglia avesse dei guai, guai seri, doveva lavorare nel circo e ubbidire senza discussioni. Tutti collaboravano con il padrone del circo, fakiri, contorsionisti, clown, giocolieri ed equilibristi, affinché lei fosse sempre sorvegliata. Ogni minimo sospetto di tentativo di fuga, arrivava subito agli orecchi del padrone: - Questo mese niente paga! I tuoi genitori si rosicchieranno le unghie... - urlava lui infuriato. Alla sera, Anna si ritrovava con i suoi unici e veri amici: le sue pulci. Zia Pulcide era diventata per lei come una mamma, e cercava sempre di rassicurarla: - Vedrai, andrà tutto bene. Ma sia Anna che Zia Pulcide, non vedevano uno spiraglio di soluzione. Quinta parte E infatti non venne loro in mente nessuna idea, niente. Pareva che Anna e le sue pulci non avessero più speranza. Anna, giorno dopo giorno, cominciò a deperire, e purtroppo ad ammalarsi gravemente. Quando il padrone del circo se ne accorse, prese una drastica decisione: Anna doveva essere abbandonata, lei e quelle sue stupide pulci. Tra l'altro ora poteva tranquillamente farne a meno. Giorni fa era arrivato un ragazzo con una buffa scimmietta, e il suo spettacolo era molto gradito ai bambini. Anna e le sue pulci fecero amicizia con Eugenio e la scimmietta, e zia Pulcide cercò di convincerlo della disonestà del padrone del circo: - Ma zia! - gli rispose Eugenio - Non vorrei che tu dessi i primi segni di vecchiaia! Il padrone del circo è molto buono con me! - Segni di vecchiaia? - rispose zia Pulcide inacidita - Ragazzo, impara una cosa: mai disprezzare i vecchi e la loro saggezza! Tra l'altro io non sono ancora vecchia, ma sono già saggia! Ascolta con attenzione: fuggi via da questo maledetto circo, finchè sei in tempo. Guarda Anna in che condizioni si è ridotta...e purtroppo il mio fiuto mi suggerisce che stanno per arrivare altri guai... - Altri guai? - chiese Pulgino preoccupato. - Si, altri guai mio caro nipote. Sento che il padrone del circo medita qualcosa di orrendo su di noi...lo sento... - continuava zia Pulcide con gli occhi rivolti verso l'alto. - Se è così lo scoprirò - disse Pulgino balzando giù dal letto in cui era sdraiata Anna. - Pulgino...Pulgino... - chiamò Anna con un filo di voce. Ma Pulgino era già alla ricerca di qualche indizio.- Lascialo fare - disse zia Pulcide ad Anna per rassicurarla - sicuramente ha ereditato le doti investigative di suo zio Pulfurbo. - Pulfurbo? - chiese Eugenio. - Si, Pulfurbo. Ah, Pulfurbo! Che pulce! Quel pomeriggio zia Pulcide raccontò le meravigliose avventure di zio Pulfurbo, e nel frattempo Pulgino montò nel cane del padrone, deciso ad ascoltare ciò che quella strategica posizione gli avrebbe concesso. Sesta parte A questo punto della storia, cari ragazzi, sicuramente vi aspetterete che Anna sarà prima o poi aiutata e liberata da qualcuno, come in tutte le fiabe...Ma questa è una storia vera, e nella vita reale, quando si è nelle difficoltà fino al collo, pochi hanno davvero intenzione di aiutarci, di sostenerci. Spesso si suscitano sentimenti meschini, o di indifferenza. Chi potrebbe aiutarci, talvolta fa qualcosa come per sistemarsi la coscienza, ma poi quest'aiuto si rivela un palliativo momentaneo. Certo, non si può credere di risolvere i propri problemi o di rimediare ai propri sbagli solo grazie agli altri. E' così che si tenta di reagire e di uscire dall'incubo. Così fece anche Anna, cari ragazzi. Trovò la forza di reagire, di superare la malattia, di riunire tutte le sue pulci e di incitarle ad un lavoro di squadra. Ciascuna di loro ebbe un compito, e vi garantisco che nessuno a memoria d'uomo ha mai visto una squadra così affiatata, così unita in un unico obbiettivo. Una mattina, sul fare dell'alba, Anna salutò Eugenio, e riuscì a scappare dal circo insieme alle sue pulci. La paura era tanta, e le tremavano le gambe, ma ormai era decisa a recuperare la sua vita. Passarono circa 20 giorni prima che Anna potesse rivedere la sua casa, e si racconta che furono momenti di grande emozione per tutta la famiglia. Da quel giorno Anna abbandonò sogni assurdi, e cercò solo di vivere una realtà semplice. Fu felice? Si racconta che visse serena. Da quel giorno trovò il modo di esprimere i suoi sogni scrivendo fiabe, novelle, racconti immaginari. Le raccontava ai bambini del quartiere, che l'ascoltavano con occhi pieni di curiosità e di interesse. Il racconto più conosciuto è "Il circo delle pulci" ma nessuno ha mai saputo se fosse fantasia o realtà. Copyright © 2003 di Rossella Usai Ogni diritto riservato. Testo e disegni allegati non possono essere utilizzati senza il mio consenso scritto. FLEA CIRCUS, OVVERO IL CIRCO DELLE PULCI Rossella Usai "Dal baule della nonna" - Copyright © 2004 - Rossella Usai. All right reserved and is not to be copied in any form.
|